Una carriera lunga trentanni e ventitrè album all’attivo,
dati che pongono Greg Brown tra i veterani della musica americana delle radici.
Il cantante ed autore dell’Iowa vanta una schiera di fan (anche e soprattutto
tra i colleghi) ampia e fedele e lui li ha ripagati sempre con estrema passione
e coerenza. Naturalmente nel corso della sua lunga carriera non sempre è
riuscito a raggiungere l’eccellenza, ma ha sempre garantito un impegno degno
dei migliori artisti e questo The Evening Call può essere considerato il
suo album definitivo, un vero capolavoro di intensità e di misura al tempo
stesso. Dotato di una voce corposa ed emozionante (pur non particolarmente
varia o di ampia come estensione) i cui toni riescono a coinvolgere facilmente
l’ascoltatore e di uno script limpido in cui convivono country, folk e blues in
eguale misura, Greg Brown ci porta per mano tra i chiaroscuri che compongono la
vita di ognuno di noi. L’amore, la lotta per raggiungere la felicità (talvolta
descritta come fragile ed effimera), il dolore, il viaggio (inteso fisicamente
o puramente mentale) componente presente in ogni musicista americano, sono
presenti in ogni nota e sfumatura dell dodici ottime canzoni che formano The
Evening Call, album inciso a Memphis, Tennessee con il fattivo e prezioso
supporto di Bo Ramsey in fase di produzione e durante le session come
chitarrista elettrico. Non ha senso a questo punto citare questo o quel brano,
tale è la coesione presente nel disco e la qualità media delle canzoni. Basta
inserirlo nel vostro lettore e lasciarvi trasportare in un viaggio alla cui
fine vi sentirete pienamente appagati. The Evening Call è dedicato a Bob
Feldman, grande amico di Greg Brown, fondatore della Red House Records e figura
eminente del panorama roots statunitense.