Songcatcher: Music From And Inspired By The Motion Picture
Artista : A.A.V.V.  
Label: Vanguard 79586-2
Anno: 2001

Stili:
Traditional Country
Country Acustico
Old Time Music
di Vito Minerva
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E’ stato detto che il film O Brother, Where Art Thou? dei fratelli Coen ha segnato l’inizio della riscoperta della musica tradizionale americana degli albori. (Nel caso specifico si trattava soprattutto di musica bluegrass). Se così fosse, allora tale merito andrebbe condiviso col film Songcatcher, uscito nello stesso anno, che si occupava più specificatamente delle ballate dei monti Appalachi, dirette discendenti della tradizione folk britannica e irlandese.

Infatti grazie a questo film, vincitore di un premio della giuria al Sundance Film Festival del 2000, un pubblico più ampio ha avuto modo di conoscere la vita e – soprattutto – le tradizioni musicali della gente delle montagne della Carolina del Nord. Almeno una mezza dozzina di CD di musica “delle montagne” è stata prodotta negli Stati Uniti proprio in conseguenza dell’interesse suscitato dal film (purtroppo mai giunto in Italia).

Uno di questi CD è ovviamente la colonna sonora del film, che qui recensiamo. In realtà solo otto dei sedici brani sono presenti nella pellicola, ma gli altri otto ne condividono comunque lo spirito. Altra caratteristica comune a tutti i pezzi è che le voci soliste sono tutte femminili, ragion per cui alcuni critici hanno ribattezzato questo album O Sister, Where Art Thou?.

 

Il CD si apre con la gentile melodia di Fair And Tender Ladies, cantata da Rosanne Cash (nel film è presente una versione a cappella eseguita dalla Rossum). Segue poi Pretty Saro, nenia in cui la voce lamentosa della DeMent evoca bene il motivo della separazione, accentuato anche dall’essenzialità dell’esecuzione: ci sono solo violino e voce. La strumentazione ridotta al minimo o addirittura assente è una caratteristica di questi canti dei Monti Appalachi, che inevitabilmente fanno risaltare la voce di chi canta. Sotto questo aspetto se la cavano bene le attrici Emmy Rossum e Pat Carroll nelle loro esecuzioni a cappella di Barbara Allen e Single Girl, rispettivamente, e Hazel Dickens (cantante di professione) in Conversation With Death, che non ha nulla da invidiare alla versione di Ralph Stanley presente nel CD O Brother, Where Art Thou?. Anche Gillian Welch, per restare fedele allo spirito della musica delle montagne, rinuncia agli strumenti in Wind And Rain e canta accompagnata solo dalle voci maschili di Rawlings e Steele.

 

Non ci sono però soltanto brani a cappella; ad esempio la Barbara Allen della Rossum fa da introduzione alla versione da “studio” della Harris; certo nel passaggio si perde la freschezza e spontaneità della prima esecuzione, ma si guadagna la voce ammaliante ed evocatrice di Emmylou, che ben si adatta al tema della canzone (è una murder ballad).

Oltre alle suddette Cash, DeMent e Harris, altre cantanti di grosso calibro sono presenti nell’album: Dolly Parton, che duetta con la Rossum nella sua When Love Is New, una sorta di dialogo tra madre (Parton) e figlia (Rossum), in cui la genitrice mette in guardia la giovane donna dagli uomini; Allison Moorer, che con la sua profonda voce ricrea la solitudine del moonshiner (contrabbandiere di alcolici) nell’omonima traccia; Julie Miller, che ci offre la sua tipica voce acuta e infantile in All My Tears; Maria McKee, che impressiona in Wayfarin’ Stranger per la sua potenza vocale; Sara Evans, che abbandona i lustrini del pop-country per una versione delicata e fedele di Mary Of The Wild Moor e Deana Carter, anche lei convincente in The Cuckoo Bird, la canzone con più brio di tutto l’album.

 

Unica nota stonata sono forse le due suite orchestrali tratte dal film. Anche se tutto sommato sono abbastanza anonime, non è questo il loro principale difetto, ma quello di essere dei corpi estranei rispetto al resto dell’album. Questa sensazione è accentuata anche dalla loro collocazione, dato che sono inserite tra le tracce a cappella Conversation With Death e Single Girl.

Ad ogni modo l’album è senz’altro un modo interessante (e non brusco, data la presenza di molte voci femminili note e di diversi brani con arrangiamenti molto vicini a quelli delmainstream country’) per chi voglia avvicinarsi a questo tipo di musica.


Fonte: The Long Journey anno 2007
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