Devils & Dust
Artista : Bruce Springsteen  
Label: Columbia 5200002
Anno: 2005

Stili:
Singer Songwriter
Folk
di Fabrizio Demarie
Bob Dylan

Salutato frettolosamente come il terzo disco acustico del Boss, lo è solo in parte, infatti vive di un’alternanza, invero non particolarmente riuscita di brani folk, figli (o outtakes) di The Ghost Of Tom Joad e canzoni figlie di una produzione non particolarmente brillante di Brendan O’Brien. Intendiamoci: questo non è un disco da buttare, anzi ha brani pregevoli, ma nell’ascolto si ha sempre la sensazione del disco di transizione, del disco senza brani strepitosi, per capirci.

Apre le ostilità la title track e primo singolo dell’album. Una canzone di stampo folk e un testo teso come una lama, ma con le tastiere tronfie (più che in The Ghost Of Tom Joad) e una batteria indecorosa. All The Way Home è già sentita, nel senso vero e proprio del termine perché la incise Southside Johnny su Better Days del 1991. Là era un brano alla Tunnel Of Love, qui è più tirata e sembra una delle cose migliori di Human Touch: Non memorabile.

Il primo brano di Bruce censurato è il seguente Reno. Le tematiche riguardanti prostitute e rapporti anali nel 2005 dovrebbero far ridere i polli, ma in America il  è uscito con lo sticker “Parental advisory - Explicit lyrics”. In compenso il brano è bello, forse deja vù, ma triste e poetico. Tom Joad rules again!

Long Time Comin’ è un gran bel tiro che ricorda le cose migliori di Lucky Town. Bruce fa se stesso: rock tirtato, con venature country è un ritornello micidiale. La successiva Black Cowboys soffre un po’ metricamente e arriva ancora da Tom Joad.

Maria’s Bed è un altro brano corale come Long Time Comin’ ed è il Bruce che fondamentalmente preferisco. Si sente però la mancanza delle E Street Band, che dovrebbe essere la sua esecutrice naturale. Curiosa e direi inutile la tonalità acuta di Springsteen nel cantato. Silver Palomino è dedicata a Fiona Chappell ed è ancora dell’infornata Tom Joad. Noiosetta, ma con un bel testo.

 

Jesus Wa A Only Son è la storia di Nostro Signore in Bignami; meglio la musica del testo decisamente approssimativo (Gesù era veramente figlio unico?). Leah pare sia dedicata ad una vedova dell’11 settembre di cui Bruce avrebbe perso la testa. Considerando che nella canzone ci canta sua moglie Patty Scialfa, mi sembra azzardato. Ha un arrangiamento preconfezionato (grazie a Brendan?), e una bella tromba che si perde un po’ nel marasma.

The Hitter è sempre e inesorabilmente Tom Joad; è lunga e pallosetta, ma con un gran bel testo. Ancora falsetto (ma chi avrà detto al Boss che può cantare come vuole anche se non arriva alle note come in questo caso?) per All I’m Thinking About e liriche in verità banalotte. Coraggiosa e azzeccata invece la scelta di non fare entrare mai la batteria che uno si aspetterebbe nella struttura del brano.

Chiude quello che considero il brano migliore del disco: Matamoros Banks. C’è ancora Steinbeck nelle tematiche, ma il brano splende di luce propria e ha un testo toccante. La voce di Bruce è come dovrebbe sempre essere e il fantasma di Tom Joad per una volta non terrorizza.

In definitiva un disco minore della scarna discografia springsteeniana in cui i troppi rimandi al passato e la produzione latitante insinuano il sospetto di una crisi creativa sicuramente passeggera.


Fonte: The Long Journey anno 2007
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