Nobody's Got It All
Artista : John Anderson  
Label: Columbia CK63990
Anno: 2001

Stile:
New Country
di Remo Ricaldone
John Anderson

John Anderson è uno dei veterani di Nashville, un musicista che ha sempre proposto la sua musica senza curarsi delle mode e senza sottostare a particolari pressioni da parte del business. E’ un personaggio che ha sempre amato la country music ma non ha mai fatto mistero del suo profondo amore per il blues e il soul che ogni tanto fanno capolino nei suoi dischi.

Il suo nuovo lavoro esce per una nuova etichetta, la Columbia/Sony, che ha scommesso, un po’ in controtendenza, su di un musicista non più giovanissimo. Il risultato è senz’altro molto positivo, sembra che John Anderson si sia rivitalizzato e abbia ritrovato un equilibrio che non raggiungeva da anni.

Nobody’s Got It All si regge per la maggior parte su brani di altri autori, interpretati con una forza e una sicurezza notevoli. La sua è una delle voci più riconoscibili e caratteristiche della scena di Nashville e talvolta ricorda, anche se su tonalità un po’ diverse, quella del grande Levon Helm. L’album si apre, un po’ a sorpresa, con un robusto rhythm’n’blues nella più classica tradizione sudista, con tanto di sezione fiati curata da Jim Horn e dalla Muscle Shoals Horn Section.

Già con la seconda canzone comunque si ritorna a sonorità più consone ai lettori di Country Store: It Ain’t Easy Being Me è una splendida composizione di Chris Knight e Craig Wiseman che appariva nell’esordio del primo.

I Ain’t Afraid Of Dying è una ballata pianistica cantata con grande trasporto dal Nostro, con una melodia di grande effetto.

La title-track è uno dei singoli tratti dall’album ed è un mid tempo di ottima fattura.

Il fiddle di Joe Spivey introduce The Call, nostalgica ed intensa, un vero classico del repertorio di John Anderson.

Appalachian Blue è un altro brano tipicamente tradizionale in cui la performance vocale è coinvolgente mentre fiddle, banjo e steel guitar svolgono un ruolo fondamentale.

Con The Big Revival ci si sposta su territori più rock, in uno dei brani comunque meno ispirati.

Go To Town è un’altra bella ballata molto cadenzata con intro di dobro e la voce di John Anderson che tocca le corde più intime e nostalgiche.

Five Generations Of Rock County Wilsons faceva parte del repertorio di Doug Supernaw, la versione di John Anderson è abbastanza simile nello svolgimento ma si fa ricordare per la voce molto modulata e per il bel break di armonica.

Baby’s Gone Home To Mama è firmata da Shawn Camp ed è un godibilissimo uptempo che sarà apprezzato anche da coloro che frequentano i locali in cui si balla la line dance.

Dopo I Love You Again, bella ma un po’ déjà vu, l’album si chiude con una azzeccatissima versione di Atlantic City, un brano di Bruce Springsteen da Nebraska, in cui si avvertono grandi similarità con la Band, dalla voce molto vicina a quella di Levon Helm, alle tastiere che sembrano poprio quelle di Garth Hudson.

Un finale degno di un album di grande qualità che ci riconsegna un musicista serio ed onesto al top della sua maturità.


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