Tony Rice
Artista : Tony Rice  
Label: Rounder 0085
Anno: 1977

Stile:
Bluegrass Moderno
di Mauro Quai
Tony Rice

Terza fatica sonora di Tony Rice, uno tra i più originali chitarristi bluegrass del momento al quale devo accreditare, ol­tre che una grande abilità strumenta­le, una grande fantasia nel costruire mirabili assoli di chitarra... Sarà giusto comunque chiarire che lo stile in cui Rice suona non è propriamente blue­grass, bensì una precisa e studiata fu­sione di elementi country uniti ad ele­menti di jazz; il risultato è di una sciol­tezza, ma anche di un colore assai ori­ginali, che si prestano, in modo azzec­cato, sia ad interpretazioni di brani di musica tradizionale, che a quelli più spe­rimentali (jazz, hillybilly etc...). Tony Rice non è solo velocità insomma, ma so­prattutto... sensibilità e sentimento.

Il di­sco, che in origine doveva chiamarsi Rattlesnake (alla fine si è optato per un più comune Tony Rice) è stato nascosto (le registrazioni sono state effettuate nel luglio del 1976) per un anno intero dai dirigenti della Rounder ed esce solo ora: è senz'altro ciò che di meglio l'artista ci abbia regala­to nella sua breve carriera solista. Tre dischi, compreso questo: il precedente California Autumn (del 1975) aveva più che delle ottime referenze per introdurre Tony, se non tra le stelle, almeno fra le promesse più significative del bluegrass. E' interessante cogliere anche in questo album le preferenze musicali del chitarrista che vanno dalle ballate country gospel fino ad elaborazioni di brani tradizionali o di certo jazz, al fine di tracciarne la precoce evoluzione o ma­turazione stilistica. Più che felice la scel­ta di far aprire l'album ad una ballata splendida quale Banks Of Ohio canta­ta da Tony assieme al fratello Larry (vo­cal tenor) ed a J.D. Crowe (vocal ba­ritone).

 

Rattlesnake è invece uno squisito esempio di dawg music, ovvero quella musica che David Grisman porta in giro coraggiosamente per il mondo (non tutti forse sapranno che Tony Rice è il chi­tarrista del David Grisman Quintet. Il gruppo in questo disco è quasi al com­pleto, assente il bassista Bill Amatneek il cui ruolo è ricoperto da Todd Phillips abitualmente secondo mandolinista del Quintet). Mr Engineer è un'altra calda ballata che sfiora dolcemente i lidi del country gospel, con una performance vo­cale a tre (Rice Brothers and J.D. Cro­we) stupenda, il tutto sottolineato mera­vigliosamente dalle saltuarie entrate di Richard Greene al violino (Greene, uno dei protagonisti in senso assoluto del disco con J.D. Crowe, banjo; David Gri­sman, mandolin vocals; Darol Anger, vio­lin; Todd Phillips bass; Larry Rice, mando­lin vocals, dovrebbe incantare col suo album solo di prossima pubblicazione presso la Rounder) e di Jerry Douglas pregevole dobroista.

Una vera sorpresa ri­serva Plastic Banana, un brano tratto dal repertorio della Great American Music Band (il compositore del pezzo, David Ni­chtern, fece parte nel 1974, con Grisman e Greene, di questo effimero e glorioso gruppo) che anticipa il discorso musica­le del gruppo di David Grisman. Con Don't Give Your Heart To A Rambler ri­torniamo fra le songs più care al chitar­rista: le ballate. Qui Rice ha modo di dimostrare le sue eccellenti qualità voca­li. Essenziale ed importante, il lavoro del gruppo alle sue spalle, qui come negli altri brani: il mandolino introduce il pezzo, per lasciare spazio in seguito ad inter­venti di banjo, dobro, guitar e violin; an­che se le entrate dei vari musicisti sono alternate, non lo è la presenza, che è viva e costante in tutto il disco. Farewell Blues, un eccitante dixie degli anni '20 adottato con simpatia dal bluegrass, chiu­de la side one in modo fresco ed origi­nale.

 

Side two: Way Downtown, un vec­chio brano tradizionale arrangiato da To­ny, sprigiona in questa versione energia e spirito a iosa, nei continui ed incalzanti assoli tra gli strumenti, sorretti da un background ritmico costituito non solo dal contrabbasso, ma pure dal banjo – mandolin - guitar che si affiancano ben volentieri a questo strumento, scandendo ritmicamente il pezzo e dandogli più cor­po e spirito. Di Stoney Creek è sotto­lineabile la freschezza musicale e l'ottima performance al banjo di J.D. Crowe men­tre Hills Of Roane County è una delle più belle ballate da me ascoltate ultima­mente, vissuta nell'interpretazione di Rice ed armoniosa e calda-misurata nello svi­luppo strumentale. Più vicina al reperto­rio (lo stesso arrangiamento lo conferma) del quintet, la seguente Eight Of Janua­ry; anche se lo sviluppo è tipicamente bluegrass, è un'ennesima dimostrazione del preciso posto in cui si sta collocando nella musica tradizionale americana. Big Moon, un pezzo nella classica tradizione di Mon­roe, vede impegnati i due violinisti, Gree­ne e Anger, in un duetto all'unisono (i due violinisti sono senz'altro tra i migliori, almeno nel campo del bluegrass). Tem­perance Reel, il brano finale, è un omag­gio al passato: anche se la veste è com­pletamente reinventata, lo spirito è vivo più che mai. Album stupendo.


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