Faraway Land
Artista : Ron Block  
Label: Rounder 0477
Anno: 2001

Stile:
New Acoustic Music
di Claudio Pella
Ron Blocj

Ron Block è stato fin dal 1992, ai tempi di Every Time You Say Goodbye, colonna portante della band di Alison Krauss, gli Union Station, con i quali ha snocciolato una serie di album importanti nella recente storia del bluegrass.

Ed ora, di poco precedente l’uscita del loro ultimo New Favorite, Ron Block ci presenta questo primo lavoro a suo nome intitolato Faraway Land.

Subito tre considerazioni per definirlo velocemente: non è pienamente un disco bluegrass ma più l’opera di un songwriter, è profondamente permeato di un intimo messaggio religioso, ed infine è veramente bello se pur molto difficile.

E’ principalmente l’opera di un songwriter dicevamo, e nei suoi brani miscela folk, rock, blues e naturalmente anche bluegrass, in un sottile e seducente intreccio che mette in evidenza la sua vena creativa.

Tutti i pezzi sono originali scritti dallo stesso Ron Block, tutti sussurrati (mai urlati) con la voce del cuore. Vorrei citarne alcuni: innanzi tutto l’iniziale Faraway Land, piena, trascinante seppur malinconica, con ben tre fiddle a sottolinearne la maestosità, poi il gospel He’s Holding On To Me, tra le cose migliori del disco, e la veloce Is It Any Wonder?, nella quale emergono i virtuosismi dei singoli. In più segnalo l’intrigante racconto biblico Set Your Children Free, la tenerissima ninnananna dedicata al figlio, Donal’s Lullaby, e la conclusiva e ispirata Let Me Be You: in totale una miscela di dolci canzoni. Forse finora lo avevamo sottovalutato, ma questo è un artista da tenere in alta considerazione.

Preponderante è il messaggio religioso: tutti i brani testimoniano e documentano un commovente viaggio spirituale di intima e profonda ricerca, che ci presenta un artista dalla fede insospettata. Certamente non dobbiamo stupirci: il country ed il bluegrass trovano le loro radici anche nei canti religiosi, e la tradizione del White Gospel è ancora attualissima.

E poi, quante volte, da Ricky Skaggs in giù, nei ringraziamenti delle note di copertina troviamo citato per primo Dio e poi moglie e figli… Ma Ron Block fa di più: il suo disco è senz’altro ricerca del profondo, introspezione, preghiera messa in musica, viaggio dell’anima verso un faraway land, un paese lontano, where my heart’s Father lives, dove vive il Padre del mio cuore, così canta nella title track.

E’ curioso notare all’interno del libretto del CD (tra l’altro ricco di testi e di note), diverse foto che ritraggono alcuni vecchi libri religiosi ed anticaglie varie con accanto la moderna custodia del DVD di Matrix, una pellicola di fantascienza di alcuni anni fa. Probabilmente quando ha visto questo film, Ron Block è rimasto colpito dalle molte somiglianze tra il pensiero cristiano ed i personaggi, la storia ed il messaggio contenuti nella pellicola.

Accostamento fin troppo tipico delle nuove religioni della grande e varia America. Ma rimaniamo alla musica: il disco è strumentalmente perfetto, e Ron Block imbraccia il banjo in solo tre pezzi su dodici, dedicandosi principalmente alla sua chitarra Bourgeois.

Collabora con lui il meglio del panorama bluegrass, amici vecchi e nuovi, che lo accompagnano con partecipazione e naturalmente con bravura: Alison Krauss e gli altri Union Station, Nickel Creek, Forbes Family, e poi Stuart Duncan (che è quasi sempre dappertutto, e sempre fa cose ottime), Adam Steffey e Larry Atamanuik.

Veramente un bel disco, caldo, coinvolgente e ricco di testi profondi: l’anima di un uomo di fronte all’assoluto, un messaggio lanciato anche a noi che siamo dall’altra parte dell’oceano.


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