Rest My Weary Feet
Artista : Becky Buller  
Label: SRS 087

Stile:
Bluegrass Moderno
di Claudio Pella
Becky Buller

Becky Buller è uno dei giovani talenti recentemente sfornati dall’ETSU. Questa sigla identifica l’East Tennessee State University, nella quale è attivo un ciclo di studi chiamato Bluegrass & Country Music Program, dove i giovani studenti hanno la possibilità di imparare la loro musica e in più moltissime opportunità di condividerla con gli altri.

L’ETSU è quindi un posto dove si vive la musica, sia dentro sia fuori le aule scolastiche, e la bravura di questa ragazza ventunenne è la dimostrazione che il sistema funziona: lei ha unito l’applicazione allo studio della musica ad una propria innata sensibi-lità musicale.

Ma veniamo al disco: la sensazione più immediata che viene dall’ascolto è la 'freschezza' nel porgere la musica, in un panorama bluegrass che a volte appare troppo freddo e tecnologico. Tutte le tracce mostrano la capacità di Becky Buller come compositrice, cantante e violinista: la voce è acerba ma graziosa e non c’è dubbio che maturerà senzaltro, la tecnica al fiddle è assai robusta e la grinta ed il gusto sono quelli giusti.

La maggior parte dei musicisti coinvolti sono anch’essi studenti o insegnanti dell’ETSU, e svolgono tutti un ottimo lavoro per donarci un buon disco di bluegrass tradizionale reso con sensibilità moderna.

I brani originali, scritti da lei sola o a quattro mani, sono tutti belli e ben strutturati, ma voglio segnalare Samwise, uno strumentale potente, nel segno della tradizione, con in evidenza i suoi amici Darrell Webb al mandolino e Mo Canada alla chitarra, e poi Like A Thief roccioso e grintosissimo, The Blind Beggar con una interpretazione molto profonda e sentita di un argomento delicato, il mendicante cieco, Why Don’t You Just Say Good-bye? semplicemente bello, ed infine Charlie Lawson’s Still già ripreso da Mark Newton, cui è piaciuto così tanto da inserirlo e addirittura da usarlo come title-track del suo ultimo disco.

Solo due i pezzi non scritti da lei: Old Danger Field di Bill Monroe, doveroso omaggio-tributo-ringraziamento al padre di questa musica, e la ripresa di un vecchio pezzo di A. P. Carter, Anchored In Love, cantato e suonato insieme ai membri della famiglia Buller in modo molto delicato e ‘old-time’.

Riassumendo: è un disco semplice, fresco e piacevole. Non fa gridare al miracolo, ma fa tanto ben sperare per il futuro (tra parentesi, da poco Becky Buller è entrata a far parte della band di Valerie Smith).

E noi non possiamo che fare i complimenti ed i migliori auguri di una sfolgorante carriera sia a lei sia agli altri suoi amici: se li meritano davvero!


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