Everything You Thought Was Right Was Wrong Today
Artista : Slobberbone  
Label: New West 6021
Anno: 2000

Stile:
Roots Rock
di Dino Della Casa
Slobberborne

Terza prova e definitiva consacrazione come una delle più interessanti realtà del roots-rock, Americana o No-Depression Sound che dir si voglia, per gli Slobberborne.

Il debutto del 1996 su Doolittle Records (Crow Pot Pie) aveva segnalato i nomi di Brian Lane (basso), Tony Harper (batteria), Mike Hill (chitarra e voci), Scott Danbom (fiddle ed organo) e Brent Best (chitarra, armonica e voce) come una delle formazioni più interessanti di quell’anno.

L’anno seguente il gruppo aveva sfrondato l’organico, trasformando la line-up in trio (Best, Lane e Harper), pur circondandosi di nomi stuzzicanti quali Lloyd Maines (pedal steel e dobro) e Susan Voelz (violino). Mike Hill ancora appare in qualche assolo chitarristico in questo secondo Barrel Chested, edito dalla solita Doolittle Records.

Il suono è ancora a tratti elettrico e ruvido, ma le influenze roots si fanno sentire in modo costante: l’acustica Engine Joe è un vero gioiellino, Front Porch brilla di luce elettroacustica propria, la ballata chitarristica Billy Prichard si commenta da sola e l’album spiana la strada a questo terzo e definitivo Everything You Thought…, il loro album della maturità.

Ai nostri tre amici si è unito a tutti gli effetti Jess Barr alla chitarra rock (?) ed al banjo, a testimonianza della strada intrapresa dal gruppo. Si fa abbondante uso di fiddle (Eric Lewis) ed accordion (Charlie Woods) per sottolineare le implicazioni roots del sound, rilassato e morbido a tratti, vigoroso ed epidermico in altri casi, ma sempre maturo e sicuro di sé, di dove andare e di come arrivarci.

L’iniziale Melt-down è un vero e proprio manifesto sonoro degli Slobberborne, la grintosa e roccatissima Placemat Blues ne è stimolante antagonista, l’acustica Trust Jesus ci porta per mano fra atmosfere bucoliche, dove la voce rappresenta un contrasto cercato.

L’intro chitarristico di Gimme Back My Dog è uno dei momenti (rock) più alti di tutto l’album, mentre la seguente That Is All paga il tributo ad uno dei mostri sacri del rock degli anni 60-70-80-90 e oltre: Neil Young.

Il CD scorre così per oltre cinquanta minuti, senza momenti di cedimento, piuttosto rafforzando la sensazione nell’ascoltatore di trovarsi di fronte ad un grande disco. Così è.


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