Non
è la prima (vedi il recente Solo di Ricky Skaggs) e non sarà neppure l’ultima
volta che un artista si cimenta in un disco senza l’ausilio di altri musicisti,
suonando in sovraincisione tutti gli strumenti. Darrell Scott ci propone
addirittura un disco doppio.
Il
suo nome è garanzia di bravura. Lo testimoniano i suoi precedenti dischi, le
sue partecipazioni, i suoi brani ripresi da altri artisti (copie che,
ricordiamolo sempre, non sorpassano l’originale). E lo testimoniano anche, nel
nostro piccolo, i suoi numerosi concerti ai quali qui in Italia abbiamo potuto
assistere e partecipare. Personalmente l’ho sempre considerato uno dei grandi
della musica acustica, e questo A Crooked Road non fa che confermare il
mio giudizio.
Come
nei precedenti, anche in questo disco è arduo decidere se prevale con più
prepotenza il suo essere esecutore (dal virtuosismo in tutti gli strumenti alla
sua bella voce baritonale) o il suo essere autore, senza cadute di tono o brani
meno belli, meno efficaci. È quasi un concept album, durante il quale ci invita
a percorrere con lui alcune delle vie tortuose della sua, della nostra vita,
con noi che ci facciamo sempre più coinvolgere (anche solo dai suoni) dei suoi
racconti.
E
qui merita parlare di uno strano fenomeno che si presenta spesso con i brani di
Darrell Scott: anche le canzoni nuove, mai sentite, al primo ascolto ci sono
già familiari, già si intuisce la nota o il giro musicale successivo, tanta è
l’empatia, il coinvolgimento che l’artista sa suscitare. Sarà la sostenuta
frequentazione con la sua musica, sarà… o meglio ancora è lui che sa entrare
nei nostri cuori ed esprimersi con le nostre stesse frequenze interiori. E
nonostante questa complicità, riesce a volte a sorprenderci, specialmente nel
secondo CD, quello più orchestrato. Davvero un gran bel disco.