Nel
corso della prima decade del nuovo millennio Mark Erelli ha mostrato, con una
produzione sempre misurata e discreta, una forte predisposizione a raccontare
storie e tratteggiare personaggi con un’espressività originale ed
autenticamente legata alle radici. Il cantante ed autore originario del New England
ha spesso unito la più classica vena folk, retaggio di una tradizione che da
quelle parti ci ha proposto nomi eccellenti, all’amore per la country music, in
particolare in un lavoro come Hillbilly Pilgrim del 2002, perfetto punto
di incontro di questi suoni.
Little
Vigils ci presenta un troubadour maturo ed intenso la cui musicalità variegata
mostra qui una concentrazione di suoni e di emozioni degna dei suoi lavori
migliori. Il ritorno a sue composizioni dopo ben due lavori composti da covers
(il delicato e sognante Innocent When You Dream del 2007 e Seven
Curses del 2010 con l’amico Jeffrey Foucault) è salutato da una qualità
notevole, un concentrato del talento esibito fino ad ora, undici brani che
vanno dalle influenze appalachiane di Hemlock Grove alla ballata
pianistica a la Tom Waits primo periodo di I Took The Moon For A Walk,
dalla lineare melodia della introduttiva folk ballad August,
contrassegnata dal fiddle di Jake Armerding e dal banjo e dalla pedal steel di
Charlie Rose al frizzante e contagioso folk-rock di Everything In Ruin.
Un
insieme di grande piacevolezza e gradevolezza in cui si segnalano ancora la
profonda introspezione di Kingdom Come, uno dei punti più alti del
disco, la collaborazione con la cantante britannica Karine Polwart nella
pregevole Mother Of Mysteries e nella nostalgica rivisitazione dei tempi
in cui si suonava con gli amici di infanzia nelle cantine e nei garage con la
più elettrica Basement Days.
Little
Vigils è il compendio ideale delle varie influenze di Mark Erelli, un modo per
avvicinare un artista sempre sincero ed appassionato in cui convivono
naturalmente tradizioni musicali genuine e una visione contemporanea e moderna
delle problematiche sociali e personali.