Darkness Sure Becomes This City
Artista : Joy Kills Sorrow  
Label: Signature Sounds SIG 2027
Anno: 2010

Stili:
Folk
Bluegrass Moderno
di Remo Ricaldone
JOY KILLS SORROW

Secondo disco cioè il primo inciso per un’etichetta dalla buona distribuzione, la valida Signature Sounds, per questo interessante giovane quintetto che ha base a Boston, Massachussetts. Darkness Sure Becomes This City è l’occasione giusta per i Joy Kills Sorrow, stringband figlia legittima di gruppi come i Nickel Creek e i Crooked Still, di farsi conoscere da un pubblico più ampio in quanto l’album si giova di una buona solidità di repertorio, mentre la perizia strumentale è indiscutibilmente ottima.

La voce di Emma Beaton, calda ed espressiva, guida con grazia i Joy Kills Sorrow che si avvalgono anche della bravura di Wesley Corbett al banjo, Matthew Arcara alle chitarre acustiche, Jacob Jolliff al mandolino e Bridget Kearney al contrabbasso, a completare un ensemble che, partendo dalla tradizione folk e bluegrass, arricchisce il suono con influenze jazz, classiche e pop, rimanendo comunque in un ambito rigorosamente acustico. Ad alcuni potrà sembrare un sound un po’ freddino ed impersonale ma a mio parere il loro creare atmosfere spesso delicate ed evocative e il non eccedere in virtuosismi particolari dà beneficio ad un risultato che complessivamente è più che positivo.

Come detto il loro songbook è degno di attenzione e la scelta delle cover è intelligente ed originale. Bridget Kearney ed Emma Bunton si dividono le composizioni e quando escono brani come Kill My Sorrow, All The Buildings, Books e You Will Change Me possiamo solo parlarne bene. Tra le canzoni di altri sono da citare la bella New Shoes di Caleb Klauder, una intrigante Send Me A Letter di Kristin Andreassen, la soffice If It’s Rainin’ e la più tradizionale We Will Have Our Day della coppia Dave Keenan e Nova Devonie, una delle migliori di un prodotto che si insinua piano piano, ascolto dopo ascolto nei nostri cuori.

Chi ha apprezzato le band citate in precedenza troverà molti spunti importanti per fare un piccolo spazio a questo disco nella propria discoteca.


Fonte: The Long Journey anno 2011
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