Dando una
prima veloce occhiata alla confezione si pensa ad un’operazione finalizzata a
‘cavalcare’ l’enorme popolarità del bluegrass prodotta da O Brother Where
Are Thou?, che di recente ha vinto pure un Grammy, poi, osservando meglio,
si nota la cura con la quale è stata assemblata la compilation, infine,
ascoltando il disco, ci si rende conto che O Sister – The Women’s Bluegrass
Collection è un album che ha un suo preciso scopo e importanza.
Se è
vero, quindi, che copertina e titolo fanno diretto riferimento alla celebrata
colonna sonora, non vi è alcun dubbio circa lo spirito che ha mosso la Rounder
Records nel voler ulteriormente valorizzare le donne che, particolarmente negli
ultimi anni, hanno contribuito, e non poco, alla divulgazione del genere a
livello internazionale.
I nomi
coinvolti sono tutti legati all’etichetta ma, con tutta onestà, sono poche le
ragazze che personalmente avrei aggiunto alla lista dei partecipanti.
Con le
delicate armonizzazioni di Alison Krauss e Cox Family, il sofisticato approccio
di Claire Lynch, il bluegrass contemporaneo di Rhonda Vincent, Laurie Lewis,
Kathy Kallick e Stevens Sisters, il country tradizionale di Wilma Lee Cooper,
l’old time feeling di Lynn Morris, Ginny Hawker e Carol Elizabeth Jones e le
grezze e secolari voci di Hazel Dickens, Delia Bell e Phillis Boyens, O
Sister - The Women’s Bluegrass Collection centra l’obiettivo, rendendo
giustizia alle donne, per troppo tempo poco considerate dall’industria
discografica e, nel passato remoto, addirittura limitate da una società la cui
cultura imponeva ostracismo nei loro confronti.
Un
paradosso, se si pensa che nella tradizione popolare per secoli è stata la
comunicazione orale l’unica forma di trasmissione della musica, e che in questo
senso il ruolo della donna, a partire dall’insegnamento delle canzoni ai propri
bambini, è stato di fondamentale importanza.