Sinceramente
trovo poco da dire su questo lavoro di Bowers, uno dei pochi musicisti country
americani ad avere portato l’autoharp al ruolo di strumento solista.
Caposcuola
di una tecnica che prevede accordature non standard per permettere un uso
‘melodico’ dello strumento, altrimenti limitato da sempre ad un ruolo di
accompagnamento, Bowers in questo For You, dedicato alla memoria del
padre, affronta ben quindici brani da solo, tra solo vocali, strumentali e
canzoni eseguite ccompagnandosi con l’autoharp.
Chiude
l’album un brano inciso con una band completa (chitarra, mandolino, ecc.) ma
non identificata. Bryan Bowers ha una voce ‘normale’, timbricamente poco varia
e dal punto di vista espressivo non particolarmente intensa: ne deriva quindi
un lavoro obiettivamente poco godibile e con rari momenti di tensione.
Nell’uso
dell’autoharp indubbiamente siamo di fronte ad un grande musicista, che però
avevamo avuto occasione di ascoltare, con effetto e risultati migliori,
accompagnato da altri musicisti di valore. Due brani sono solo vocali, e vi
assicuro che 3 minuti e trentasette secondi mi sono sembrati tantissimi.
I
brani, genericamente ‘country’ di sapore ‘old time’, sono quasi tutti di autori
moderni, escluso Hard Times (di Sephen Foster) e Bill Cheatham e Maggie
Brown’s Favorite (traditionals); confesso di non conoscere Mark Graham e
Vivian Williams, autori di dieci dei sedici brani del disco.
Per
chi avesse ancora dei dubbi…ma allora non sono stato abbastanza chiaro?