Big Big Love
Artista : Katya Chorover  
Label: Hearth Music CATM 1104
Anno: 2012

Stili:
Singer Songwriter
Country Folk
di Remo Ricaldone
KATYA CHOROVER

Dalla fertile area di Portland, Oregon e, più in generale, dal Pacific Northwest che in questi anni ci ha fatto conoscere nomi come The Decemberists e Black Prairie solo per citarne alcuni, Katya Chorover si presenta come una delle più intriganti figure che si muovono tra country music e canzone d’autore folk.

La freschezza delle melodie, una voce ricca di sfumature e di passione, un suono cangiante e variabile a seconda dei momenti, queste sono le qualità di Big Big Love, un disco che ha come valore aggiunto la sapienza di un produttore capace di catturare lo spirito di un’artista che si esprime a livelli eccellenti. Casey Neill fa scorrere gli strumenti evitando eccessi, dando il giusto spazio ad ispirati musicisti come la tastierista Jenny Conlee-Drizos, la fiddler Annalisa Tornfelt, dei già citati Decemberists e Black Prairie, il chitarrista Mat Brown degli She And Him, Dan Tyack a pedal steel e dobro e Zak Borden al mandolino, tutti esperti anche se poco noti session men.

 

Le ispirazioni di Katya Chorover sono molteplici e si possono apprezzare chiaramente, da Natalie Merchant a Lucinda Williams, da Kate Wolf a Zoe Muth, riuscendo sempre a dare l’impressione di un piacevolissimo dejà vu e al tempo stesso personalizzando una musica che non fatica ad entrare in sintonia con chi ha amato i nomi citati. Gran parte del materiale è originale e molti sono i brani che meritano di essere ricordati, dall’iniziale Big Big Love, waltz time suonato in punta di dita, passando per Movin’ On, melodia classicamente country, Little Bird, affascinante canzone che mi ricorda lo spirito di Kate Wolf, la più intensa Possession, Brand New Day, altro waltz con un misurato uso di steel, piano e fiddle e Satisfied Life che riporta alla mente la Nanci Griffith degli esordi. Due ottime cover a completare un quadro già più che esaustivo: Brother Flower di Townes Van Zandt in una rilettura fedele ed appassionata e Dirty Old Town dello scozzese Ewan McColl che acquista sonorità più americane senza perdere in efficacia. Un disco in definitiva sorprendente e consigliatissimo.


Fonte: The Long Journey anno 2012
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