You Can Do It
Artista : Spaghetti Jensen  
Label: Autoprodotto 
Anno: 2012

Stili:
Roots Rock
New Country
di Remo Ricaldone
SPAGHETTI JENSEN

E’ da qualche anno che questi quattro ragazzi provenienti dall’Emilia, regione che ha sempre guardato all’America con occhio appassionato e sanguigno, hanno cominciato a proporre la loro visione country, ma solo dal 2011 si sono assestati in una formazione che ha in Roberto Bonfatti il cantante, banjoista e chitarrista solista, Dario Benazzi il chitarrista acustico ed elettrico, Paolo Chiossi il bassista e Alberto La Monica il batterista.

Le fonti di ispirazione, almeno dopo l’ascolto di questo loro esordio intitolato You Can Do It, vanno a ricercarsi in quel punto di incontro tra la Nashville più rock, a metà tra il senso melodico di un Keith Urban e le pulsioni elettriche di un Jason Aldean e le nuove leve del ‘red dirt sound’ al confine tra Oklahoma e Texas. Il loro repertorio live è naturalmente composto da cover e da originali ma, aspetto a mio parere vincente e segno di buona personalità, in questo disco sono solo questi ultimi a trovare spazio. Lo sforzo compositivo è decisamente degno di nota con brani che uniscono country e rock con un pizzico di influenze bluegrass dettate non solo dall’uso frequente del banjo.

Gli Spaghetti Jensen mostrano un già ottimo amalgama sonoro frutto della loro esperienza in concerto, un insieme di voci la cui coralità ben si abbina alla musica e una voce solista che necessità di un ulteriore affinamento e maturazione. I margini di miglioramento in questo senso ci sono tutti per cercare di superare, anche in parte, quel gap che ancora divide dal punto di vista delle voci i nostri cantanti dagli stranieri, e non solo quelli di lingua inglese. Il disco comunque scorre con grande naturalezza e un piglio sicuro che denota non solo passione ma anche qualità strumentali interessanti.

About A Song, la scatenata She Likes Drive, Nashvilletime, la rocciosa Keep Hard, This Bottle Of Wine, Honky Tonk Time Off, l’apertura di You Can Do It sono a mio parere i momenti più significativi dell’album, in cui si deve citare il contributo vocale di una ottima Elisa Rongo ad impreziosire il tutto.


Fonte: The Long Journey anno 2012
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