Questo
disco è il completamento (o la continuazione, fate un po’ voi) di Clinch
Mountain Country, uscito nel 1998, dove Ralph Stanley si esibiva con alcuni
grandi nomi del panorama new-country, bluegrass e folk. Il disco ebbe un ottimo
successo, e fu addirittura premiato l’anno dopo come Album of the Year e
Recorded Event of the Year dalla IBMA. Possiamo anche ricordare che
quest’ultimo era il completamento (o la continuazione) di Saturday Night
& Sunday Morning del 1992, altro album pieno di ospiti, che fece
vincere l’anno successivo a Ralph Stanley & company l’award della IMBA come
Recorded Event of the Year.
Viste le
premesse, l’accoglienza di questa nuova opera con ospiti esclusivamente
femminili non può che essere molto positiva, ma…
Prima
delle mie personali perplessità, restiamo un attimo sul titolare del disco, uno
dei padri del bluegrass e fondamentale punto di riferimento in questa musica.
Ultimamente
è ritornato ancora di più in auge grazie al successo della colonna sonora di O
Brother, Where Art Thou?, e negli ultimi mesi sono usciti moltissimi suoi
dischi, tra nuovi e ristampe. E’ attivissimo nonostante i suoi 74 anni,
riuscendo ad infilzare 150 concerti l’anno.
Il disco,
come dicevamo prima, presenta ben quindici ospiti femminili provenienti dal country,
dal bluegrass e dal folk, più o meno note e più o meno giovani.
Andiamo
da Pam Tillis a Dolly Parton, da Lucinda Williams a Gillian Welch, da Iris
DeMent a Melba Montgomery e troviamo addirittura Joan Baez (forse per fare il
paio con il duetto con Bob Dylan del disco di due anni fa). Cantano facendosi
accompagnare dal padrone di casa, anche se non mi sembra che ci mettano proprio
tutto il cuore… Mi spiego meglio: io immagino (ma forse sono troppo ingenuo)
che in queste occasioni chi duetta davanti al microfono si scambi
frequentemente dei sorrisi, siano di complicità, di affetto o di consapevolezza
nel condividere qualcosa di importante.
Ebbene,
tra le note, io di questi sorrisi ne ho colti troppo pochi: c’è sì
partecipazione, ma forse non trovo eccessivo entusiasmo. Le voci che mi sono in
ogni modo piaciute di più sono quelle di Valerie Smith, cristallina e
frizzante, e quella di Kristi Stanley, nuora di Ralph qui al suo debutto
discografico, dalle tonalità morbide e vellutate.
I pezzi
sono quasi tutti tratti dal classico repertorio degli Stanley, ed anche qui mi
aspettavo che qualcosa venisse reinterpretato in modo diverso: però queste
'innamorate' delle Clinch Mountain non portano nulla di nuovo, e gli
arrangiamenti sono i soliti, seppure ottimi, nel puro e verace sound Stanley,
ma i soliti. Viene da pensare che il buon Ralph abbia detto: “Qui siete a casa
mia, con i miei Clinch Mountain Boys, nel tempio dello Stanley-style, e qui si
suona e si canta secondo la mia tradizione”.
Intendiamoci,
io personalmente amo moltissimo Ralph Stanley, e non solo per la storia che
porta dentro di sé. Attualmente mi entusiasma la sua voce, orgogliosa e
vibrante, fortemente segnata dall’età ma proprio per questo più suggestiva ed
emozionale. Per me è un fondamentale punto di riferimento, stop. Però questo
disco mi è sembrato, per così dire, scontato, forse addirittura superfluo. Dà
un po’ l’idea di essere un’operazione commerciale, però è ugualmente molto
gradevole, ed è da ascoltare e godere con tutto l’amore che noi abbiamo per
questo artista, per la sua voce, per la sua storia.