The Song Of The Banjo
Artista : Alison Brown  
Label: Compass 7 4658-2
Anno: 2015

Stili:
Bluegrass Moderno
Bluegrass Progressivo
New Acoustic Music
di Remo Ricaldone
Alison Brown

Una delle più brillanti, innovative e personali banjoiste in circolazione, Alison Brown, torna dopo cinque anni di assenza con un disco che conferma eccellenti doti strumentali e amplia la sua voglia di esplorare il ‘songbook’ americano nella sua accezione più completa, spingendosi in territori pop, rock e fusion. Dietro alla consolle siede Garry West, qui nella duplice veste di bassista e co-produttore, oltre che marito della Brown e co-fondatore della label di Nashville che ‘ospita’ questo disco.

Song Of The Banjo è, come nella tradizione delle produzioni discografiche di Alison Brown, per la maggior parte strumentale e si avvale, sia per le parti cantate che per quelle strumentali, di una serie straordinaria di ospiti che ne tracciano lo svolgimento e ne caratterizzano le atmosfere. Dietro ai tamburi siede uno dei più grandi batteristi americani, Steve Gadd, coadiuvato in qualche momento dallo storico batterista nashvilliano Kenny Malone, mentre agli strumenti a corda spiccano il fiddle di Stuart Duncan e il dobro di Rob Ickes.

 

Le canzoni sono secondo me quelle che maggiormente lasciano il segno, a partire da una ottima versione del classico di Michael Martin Murphey Carolina In The Pines interpretato in maniera rilassata e notevole dalle Indigo Girls Amy Ray ed Emily Saliers per poi passare ad una piacevole I’ll Never Fall In Love Again, notissima melodia di Burt Bacharach con la voce di Colin Hay e, come bonus track, What’s Going On? di Marvin Gaye cantata da Keb’ Mo, a mostrare quanto eclettica sia la proposta.

Anche gli strumentali mostrano questa voglia di spaziare tra stili decisamente diversi, a partire dalla melodia di stampo tradizionale A Long Way Home e dall’introduttiva The Song Of The Banjo. Il resto è una sorta di fusione di generi che in qualche momento denota un po’ di debolezza e ripetitività, tra la cover di Feels So Good di Chuck Mangione e Time After Time di Cindy Lauper o di Dance With Me di John Hall, dall’aspetto perfetto ma proprio per questo con l’impressione di una certa freddezza.

Disco comunque interessante e godibile.


Fonte: The Long Journey anno 2015
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