Another Orion
Artista : Tim Houlihan  
Label: Autoprodotto 
Anno: 2016

Stili:
Singer Songwriter
Country Rock
di Remo Ricaldone
Tim Houlihan

Tim Houlihan è un cantante ed autore attualmente residente a Minneapolis, Minnesota, con una manciata di album alle spalle e una profonda fascinazione per il country-rock degli anni settanta, dalle storiche band come Eagles e Poco a musicisti che in quella decade contribuirono a fissare un suono tra tradizione e pop-rock come Dan Fogelberg e Michael Murphey.

Another Orion è infatti la sintesi di queste ispirazioni, un lavoro dalla grande grazia e poesia, una raccolta dalle molteplici e positive sfaccettature. Timbro vocale caldo e modulato, arrangiamenti per la maggior parte eleganti ma mai stucchevoli, buon uso di chitarre e la sincerità di fondo che contribuisce a rendere l’album gradevole e riuscito.

I Get Lonesome Too apre in maniera limpida il disco con una ballata fluida che rimanda alle ‘Aquile’ di Peaceful Easy Feeling o di LyinEyes, mostrando sicurezza e bel senso melodico. Send Me Back To You è più rock, mantenendo comunque dolcezza e grazia, ricordando questa volta le prime cose di Billy Joel soprattutto dal punto di vista vocale. La grande freschezza e la buona varietà di temi rendono Another Orion un prodotto a cui avvicinarsi con fiducia, specialmente se si è rimasti legati ai suoni californiani di cui sopra e la title-track conferma ancora una volta tutto questo rimandando alla memoria Loggins & Messina e certi loro ‘epigoni’ come Brewer & Shipley. I Poco (quelli della loro formazione più longeva con Paul Cotton e Timothy Schmidt come leader) sono invece il riferimento della brillante Going To The Country contraddistinta dalla ottima slide guitar di Jon James, Beneath The Surface Of The Well è decisamente ‘byrdsiana’ grazie alla dodici corde elettrica di Kevin Bowe e ad uno spirito molto sixties, Some Kind Of Mystery è piacevole anche se leggermente sotto alla media, così come il blues di Somebody Talk To Jesus. Tim Houlihan si trova più a suo agio nella grintosa What’s Gonna Happen To Me, così come in Fair Retreat, tra le più belle del disco, e nella conclusiva Is It Ever Okay?, con decise influenze pop ma godibile e divertente.


Fonte: The Long Journey anno 2016
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