Chasing Hemingway’s Ghost
Artista : Scott Kirby  
Label: Autoprodotto 
Anno: 2018

Stile:
Singer Songwriter
di Remo Ricaldone
Scott Kirby

Lo stesso Scott Kirby ama autodefinirsi un discendente del movimento cantautorale degli anni ’70 e la descrizione della sua musica calza a pennello con questi suoni che devono molto alla country music come al folk revival, senza dimenticare rock e pop.

All’ottavo disco solista l’artista nato nel New Hampshire e durante l’anno residente tra Maine e Montana, tributa omaggio a quello che ogni tanto è il suo ‘buen retiro’, il luogo dove ricaricarsi ed ispirarsi: Key West, Florida.

Negli anni Scott Kirby ha avuto la possibilità di esibirsi a fianco di alcuni dei suoi musicisti preferiti tra cui Tom Rush, Jimmy Buffett, Mac McAnally, Carole King e Livingston Taylor e già questi nomi la dicono lunga sulle intenzioni e sulla direzione delle sue canzoni. Chasing Hemingway’s Ghost, prodotto da Andy Thompson, chitarrista che con il fratello Matt ha fatto cose importanti a Nashville soprattutto negli anni a cavallo tra i novanta e i duemila, è un disco estremamente piacevole, per certi versi sorprendente per gusto melodico e capacità di sintesi delle influenze del protagonista, una raccolta di brani che al tempo stesso mostrano un autore sensibile e un interprete dal tocco brillante.

Dai momenti più (soft) rock in cui si avvicina, con tutto il rispetto per gli originali, a Springsteen e Mellencamp come nell’iniziale This Place Is My Home e nella title-track a ballate come La Casa Cayo Hueso, vicina a certe cose di James Taylor, Mother Winter dove l’amore per la natura lo avvicina al primo John Denver e come nella movimentata e ‘folkieMorning In Montana dove fa la parte del leone il fiddle di Eamon McLoughlin, Scott Kirby riesce ad emergere con una personalità non comune facendo sue le lezioni dei musicisti che lo hanno influenzato ma aggiungendo sempre qualcosa di suo, cosa non sempre scontata. La scelta delle cover è poi significativa, seppur in presenza di una notevole diversità tra le due e se We Own Key West di Clint Bullard è quasi obbligata visti gli argomenti, meno usuale è la pigra e cadenzata Summer Wind, classico di Johnny Mercer (e Heinz Miller) nelle ‘mani’ di Frak Sinatra qui in una rilettura più intima e comunque sempre soffusamente jazzata.


Fonte: The Long Journey anno 2018
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