Lucky Hand
Artista : Steve Dawson  
Label: Black Hen BHCD0088
Anno: 2018

Stili:
New Acoustic Music
Folk
Acoustic Guitar
di Remo Ricaldone
Steve Dawson

Steve Dawson è un nome apprezzatissimo in Canada quando si parla di musica delle radici: come produttore e musicista si è aggiudicato più di un Juno Award, il più importante premio della nazione in fatto di ‘arti sonore’, portando avanti una carriera discografica solista di grande spessore giunta con questo Lucky Hand al capitolo numero otto.

Questa volta ha scelto di provare una strada non certo facile come quella del disco interamente strumentale, affrontando una scommessa che per intensità, dinamicità e profondità espressiva risulta decisamente vincente. Unendo il blues del delta, le sperimentazioni di grandi chitarristi acustici del passato come Leo Kottke e John Fahey e la nobile tradizione appalachiana, Steve Dawson ha disegnato dieci quadretti colorandoli con colori pastello, affidandosi spesso ad una sezione d’archi guidata da Jesse Zubot per dare ulteriore vivacità ad un repertorio che esplora in maniera personale le strade della musica americana.

Quello che ne viene fuori è un viaggio che inevitabilmente diventa descrittivo se non cinematografico, con un piglio ora delicato ora aggressivo che ha come nota positiva la voglia di ripercorrere pagine importanti del passato ma al tempo stesso cercare nuove direzioni e nuovi stimoli. Le chitarre a sei e dodici corde, l’affascinante chitarra weissenborn e l’ukulele di Steve Dawson fungono sempre da guida, da The Circuit Rider Of Pigeon Forge a Bugscuffle, i due estremi di un album dove si inseriscono via via l’armonica di un mito come Charlie McCoy nella notevole Bentonia Blues, il mandolino di un altro strepitoso performer come John Reischman o una sezione fiati (trombone, corno francese e clarinetto) a rendere le atmosfere deliziosamente ‘old fashioned’. Old Hickory Breakdown è vibrante anche per il gioco di rimandi tra chitarra e archi, Lucky Hand riassume molto bene lo spirito dell’album con un avvolgente gioco chitarristico sorretto ancora da un’orchestrazione vivace e piacevolissima, protagonista anche nella ottima Bone Cave giocata tutta sul superlativo pickin’ di Mr. Dawson.

Disco di fattura pregevole che merita un approfondimento, un lavoro di classe ed intelligenza.


Fonte: The Long Journey anno 2018
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