Love Come Down
Artista : Thea Hopkins  
Label: Autoprodotto 
Anno: 2018

Stile:
Singer Songwriter
di Remo Ricaldone
Thea Hopkins

Proveniente da quella zona fertilissima artisticamente parlando che è Boston, Massachussetts, Thea Hopkins rappresenta la canzone d’autore nella sua accezione più lucida, impegnata e intensa, mischiando cenni autobiografici alla capacità di approcciare fatti storici carpendone l’essenza più intima e significativa. Voce espressiva e grande talento nel comporre melodie di impatto e notevole fascino, Miss Hopkins ha saputo concentrare nelle sole sei canzoni di questo Love Come Down, suo quarto disco, i molteplici aspetti che fanno di lei una storyteller di primo piano nella attuale scena roots americana.

La canzone che apre e dà il titolo al disco è una dolce e sognante invocazione, una richiesta d’amore in tempi bui, segnata dalla tromba e dal flicorno di Tom Halter che apporta fascinazioni jazz ad una canzone d’autore appassionata mentre la seguente The Ghost Of Emmett Till fotografa l’altro lato della personalità di Thea Hopkins, quello più introverso e impegnato, con una storia struggente che ricorda il ragazzo afroamericano vittima del razzismo nella cittadina di Money, Mississippi, con l’apporto di Noel Paul Stookey del celebre trio Peter, Paul & Mary.

E ancora neldeep south’ è ambientata Mississippi River, Mississippi Town, una melodia misteriosa ed incantevole in cui Thea imbraccia il banjo in un momento ricco di trasfigurazioni roots. Il piano di Tim Ray, già con la band di Lyle Lovett, è invece protagonista di Almost Upon A Time, triste ballata che con la tromba di Tom Halter si avvicina al Nick Drake di Bryter Layter con intrigante malinconia. Il ricordo familiare della prozia, una ‘medicine woman’ della tribù Aquinnah Wampanoag che abitava la zona di Martha’s Vineyard, è lo spunto per la notevole Tamson Weeks, guidata dal violino di Mimi Rabson, mentre Until Then ci lascia con il retrogusto dolce di una folk ballad descrittiva.

Breve ma intenso, un album che riesce in meno di trenta minuti a convincerci pienamente.


Fonte: The Long Journey anno 2018
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