L’etichetta
indipendente Signature Sounds ci ha già abituato ad un prodotto di alto
livello, legato a nomi quali Brooks Williams, Laurie Lewis e Tom Rozum,
Salamander Crossing, Louise Taylor, Pete Nelson, Deb Pasternak e Mark Erelli.
In
questo caso l’esordiente di turno si chiama Erin Mckeown ed il fatto di avere
già al suo attivo una segnalazione di mezza pagina sulla rivista No Depression,
la Bibbia dell’alt-country, americana ecc. è una credenziale da non
sottovalutare.
Se
le note biografiche sono completamente assenti dal booklet dell’album, almeno i
testi sono riportati per intero, esclusa l’unica cover, quella You Mustn’t
Kick It Around a firma Rodgers & Hart (autori dell’imperituro classico Over
The Rainbow) e risalente al 1940.
Il
tessuto strumentale è misurato o addirittura parco, limitato all’uso della
chitarra acustica, percussioni varie, un accenno di chitarra elettrica qui e
là, una timida batteria centellinata sapientemente, un contrabbasso acustico
che va a braccetto con un pianoforte molto demodé e via di questo passo.
Erin
la fa da padrona e si muove a suo agio fra la maggior parte degli strumenti, da
quella eclettica polistrumentista che rivela di essere, nonostante l’apparente
giovanissima età.
La
proposta è sicuramente difficile da etichettare in modo preciso, in quanto va
ben oltre la gamma delle etichette fino ad oggi utilizzate per catalogare i
prodotti artistici. Erin è essenzialmente una cantautrice, coraggiosa e
personale nelle sue scelte, a volte assimilabile ad una certa Joni Mitchell,
altre volte più vicina ad una Lucinda Williams od ad una Michelle Shocked.
Le
ispirazioni variano dal blues a proposte più jazzate, avvicinabili al sound di Hejira
(Joni Mitchell) per The Little Cowboy, o Daisy And Prudence. Non
mancano escursioni nel tip-tap (?) di You Mustn’t Kick It Around, o nel
sound più chitarristico della strumentale Dirt Gardner.
Chiude
la raccolta il ritmo sincopato di Love In 2 Parts, per suggellare un
prodotto molto alternativo, che può risultare ostico a molte delle orecchie
abituate a farsi cullare da sonorità più immediate, epidermiche e familiari.
Non
sarebbe male azzardare un ascolto attento se siete in vena di provare qualcosa
di nuovo.