Dieci
anni fa, indirizzata da Geoff Stelling, dal quale avevo appena acquistato un
Bellflower, mi venne a trovare una ragazzina americana di diciassette anni che
ne dimostrava quindici e che, imbracciando uno stagionato Stelling Staghorn, mi
sconvolse letteralmente.
Tra uno
stacco alla Fleck, una escursione alla chitarra tanto per gradire e qualche
break al mandolino, capii di che pasta fosse fatta questa musicista
californiana e non mi meravigliai, anni dopo, di trovarla impegnata su vinile
con il suo amico dell’adolescenza, Stuart Duncan. Dopo qualche anno di scarse
notizie ne ritrovai il nome nella formazione allestita da Alison Krauss ed
oggi, finalmente, posso apprezzarne il lavoro autonomo Simple Pleasures.
La
formazione base con la quale ha inciso questo disco dovrebbe far intendere in
quale considerazione sia tenuta dai musicisti di punta del mondo bluegrass
progressivo: non si sarebbero altrimenti scomodati Grisman e Marshall. Le
composizioni sono tutte di Alison: l’atmosfera è vicina alla dawg music
grismaniana, anche se la presenza del banjo, strumento tenuto sempre in
disparte da Grisman, rende il sound più tagliente, soprattutto nei brani molto
ritmati ed accelerati.
Le
linee melodiche sono elaborate, a volte poco immediate, forse troppo cerebrali,
e questo può essere l’unico rilievo negativo di un lavoro che scorre su un
livello molto omogeneo, senza cadute. Volendo citare qualche
brano annoterei Leaving Cottondale, Daytime TV, From The Coast,
Waltzing With Tula, Sundaze.