Tanto
di cappello alla coraggiosa indie Hayden’s Ferry, ubicata in quel di Tempe,
Arizona e complimenti ai suoi talent scouts (ma non è poi così difficile
trovare il materiale fra cui scegliere, il problema è la quantità degli
aspiranti, più che la qualità delle proposte).
Il
cantante e chitarrista Bob Amos esce dal gruppo Front Range, noto per la sua
significativa militanza nell’ambito del progressive bluegrass ed è al suo
esordio in veste di solista.
Fin
qui il parallelo che per primo balza alla mente è quello con John Starling dei
venerandi Seldom Scene. Se l’iniziale I’m Back è adagiata ancora nel
fresco dell’erbetta azzurra, la seguente struggente ballata acustica che dà il
titolo all’album si colloca in un ambito più decisamente cantautorale, pur
tenacemente legato a quelle tematiche country-oriented riscontrabili in tutto
il lavoro.
Molto
ricercate le armonie vocali a fronte di un accompagnamento strumentale invece
molto discreto.
Say
What You Mean riprone le assonanze vocali con il migliore James Taylor,
che già erano state ravvisate nel primo brano.
Se
The Fields Of Home è eseguita 'a cappella' insieme al solo David
McLaughlin con risultati quasi religiosi, Two Parts Sweat è uno
spigliato country-boogie scodellato da strumenti acustici e tirare in ballo
Ricky Skaggs – tanto per fare dei paragoni a tutti costi – non mi sembra fuori
luogo.
Il
sognante arpeggio che introduce November ci rimanda per un attimo
all’introduzione di Georgia On My Mind, ma la ballata può
tranquillamente brillare di luce propria, dolce e malinconica come un’occhiata
fuggevole ad un pomeriggio novembrino, con il suo cielo imbronciato, pur
tuttavia confidenziale ed amico.
Non
siamo che a metà di questo album che non esito a definire davvero eccellente,
ma non voglio dilungarmi oltre, lasciando a Voi il piacere di scoprire il resto
e Vi assicuro che non resterete delusi. Bob è entrato di diritto nei top-40
della classifica Gavin Americana, ma la sua caratura artistica senza dubbio
farà ancora parlare di lui molto presto.