Live In Aught-Three
Artista : James McMurtry & The Heartless Bastards  
Label: Compadre 925682
Anno: 2004

Stili:
Alternative Country
Singer Songwriter
di Dino Della Casa

Ci sono voluti ben quindici anni e sette albums, ma alla fine la costanza di chi aveva apprezzato Too Long In The Waste Land, album di esordio di James McMurtry datato 1989, è stata finalmente ricompensata con questo primo live intitolato Live In Aught-Three.

Il disco gode di un accompagnamento spartano ed altrettanto elettrico, in mano ai fidati Heartless Bastards che rispondono ai nomi del bassista e cantante Ronnie Johnson e del batterista Daren Hess. Con l’aggiunta di James McMurtry alla voce solista ed alle chitarre, questo è tutto l’organico al quale è affidata la selezione delle performances in questione, estratte da alcuni shows tenutisi da maggio a novembre del 2003 in Utah, Kansas, North Carolina e Tennessee.

Il cantato di James McMurtry non è certamente prodotto di una voce educata, modulata ed impostata’, ma è piuttosto il frutto di lunghe meditazioni introspettive e ti spara le strofe direttamente in faccia, assolutamente incurante della remota ipotesi che l’ascoltatore possa non essere d’accordo con il cantante.

Un uomo che ti mette al corrente di come stanno le cose, senza bisogno di affidarsi ad eufemismi, giri di parole od allusioni: la verità è la mia verità, ti piaccia o no.

Le sue canzoni sono arrabbiate e bluesate (60 Acres), dirette (Red Dress), ruvide (Fraulein O.), ma non mancano di una grazia naive (Saint Mary Of The Woods, No More Buffalo, Out Here In The Middle, Lights Of Cheyenne) che non fallisce nel catturare e fare sua l’attenzione di chi si mette nello stato d’animo giusto per avvicinarsi a questo spigoloso cantautore texano.

A parte l’affettuoso omaggio a Townes Van Zandt nella rilettura del suo classico Rex’s Blues, tutti i brani sono originali a firma del solo McMurtry, oppure co-firmati con gli altri due membri del trio e l’omogeneità del prodotto finito la dice lunga circa la qualità di personalizzare ogni brano al quale James si avvicina, per rileggerlo, riviverlo ed alla fine renderlo suo come se lo avesse scritto fin dall’inizio di suo proprio pugno. E’ un risultato che solo i grandi riescono ad ottenere e James McMurtry grande lo è sicuramente.


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