Ha
studiato bene la tastiera, la mano destra, l’armonia. Ha vinto il National
Banjo Contest di Winfield imponendosi su gente del calibro di Mike Bub
(ricordate i Weary Hearts vero?).
Gira
l’America e speriamo l’Europa con il gruppo di Laurie Lewis. Si è fatto fare
lodi sperticate da Tony Trischka e le ha stampate sulla copertina del disco. E
ha fatto bene perché le merita. La recensione potrebbe anche finire qua, ma è
meglio specificare qualcosa. Io parlo da banjoista e come tale questo disco non
può non impressionarmi.
Credo
che comunque davanti alla grinta di John Henry e Crossing The Seven,
all’armonia latineggiante di Daddio, alla dolcezza di Old Homestead
Waltz e di Salutations, pochi possono rimpiangere i soldi spesi.
Unici appunti da muovere riguardano la mancanza di brani cantati e il suono del
banjo che in certi punti (come in Blues For Alice) risulta inadatto, un
po’ ‘acerbo’ (ma non lo era d’altronde anche in Bela di Crossing The Tracks?).
Per i
fanatici aggiungo che il banjo è un Gibson Earl Scruggs, nonostante sulla foto
di copertina appaia un OME Juggemaut II.