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Dagli
esordi decisamente blues-oriented di Call Me Ishmael del 1997 (sempre su
Binky), Randy Pease è approdato ad una forma espressiva che resta pur sempre
cantautorale, ma che amplia le sue fonti di ispirazione fino ad inglobare il
songwriting più propriamente detto, unito ad una strumentazione elettroacustica
che ben si evidenzia fin dall’iniziale title-track.
La vena
del folksinger di una certa caratura emerge nella dolce I Love This Game
e prosegue con You Are The Only One, romantico presente per San
Valentino alla sua Lynn. Requiem For The Flying Saucer è nervosa e
ritmata, mentre Trouble scorre via leggera come l’acqua fresca di un
ruscello montano sui virtuosismi della slide guitar di Jeff Parker (un po’ il
Lloyd Maines della situazione, data la sua onnipresenza nei dischi a marca
Binky).
Life
Was Good è
introspettiva, autobiografica e decorata da un pianoforte che obbedisce ai
precisi tocchi del solito Jeff Parker, ma con il brano seguente lo scenario non
potrebbe subire un cambiamento più radicale. "Slobodan Milosevic –
questo il titolo – potrebbe sembrare una canzone politica, ma in effetti non lo
è. Mi piace solo il suono che queste due parole hanno quando escono dalle
labbra…”: spiegazione dell’autore che prendiamo per buona, con buona pace di
Warren Zevon, per le rassomiglianze di alcuni passaggi vocali di Randy.
Si
ritorna nei pascoli del folk con Ode To Mark Twain, mentre Me &
Hoosier Bob affonda le proprie radici nel blues, primo amore di Randy. Se
poi per Payne County Blues resta un imbarazzante episodio autobiografico
dell’unico incontro che Randy Pease abbia mai avuto con la prigione, la
strumentale Lily’s Lullaby rimette tutto a posto, al fine di concludere
l’album con la stessa dolcezza con la quale si era aperto.
Un altro
cantautore da conoscere, un nuovo amico da ascoltare: Randy Pease.
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