Alecia Nugent
Artista : Alecia Nugent  
Label: Rounder 116 610 518-2
Anno: 2004

Stile:
Bluegrass Moderno
di Claudio Pella

Compare con forza nella scena bluegrass con questo album di esordio da perfetta sconosciuta (non è proprio vero, avendola ascoltata già in una manciata di compilation) e subito diventa una delle nostre preferite: lei è Alecia Nugent, la nuova stella della musica al femminile del ventunesimo secolo.

Il disco si intitola umilmente con il suo solo nome, e la prima sensazione all’ascolto è di essere sbattuti con forza contro il muro: la sua è una voce prepotente, una voce che ti costringe con la forza già dalla prima nota, che ti violenta con la sua dolcezza in un perverso gioco masochistico. Non suona nessuno strumento, ma canta solamente: la sua, dicevamo, è una voce prepotente ma intrisa di grazia e di dolcezza, una voce espressiva e di sorprendente vigore, una voce intensa, schietta e leale, piena di passione e portatrice di emozioni, credibile e adattissima a cantare bluegrass.

È antipatico fare paragoni con altre sue colleghe, ma si può affermare che Alecia Nugent ha preso il meglio dalle migliori cantanti, come grinta, intensità, dolcezza: una voce favolosa, quella che aspettavamo.

Possiede inoltre la rara abilità di fare sue proprie le canzoni che interpreta, scovandone l’essenza profonda e rendendole completamente convincenti.

In parte è conseguenza di un talento innato, ma è anche il risultato di un infallibile orecchio per le canzoni che ha scelto con il produttore Carl Jackson.

Difatti l’altro punto di forza è l’oculata scelta dei pezzi, di derivazione sia country sia bluegrass: difficile scegliere i migliori, dalla forza di I’ll Stay Around e Think Of What You’ve Done (rispettivamente di Lester Flatt e Carter Stanley) alla grazia di For Love’s Sake nel quale duetta con l’autore Carl Jackson o l’impetuoso finale Blame It On The Train o il vecchio hit di Tex Ritter Jealous Heart, o ancora il gospel You Don’t Have To Go Home cantato a tre voci (con Rhonda Vincent e Sonya Isaacs), o ancora My First Mistake, che pare scritto per Alison Krauss (questi ultimi due pezzi con la firma della magica coppia Larry Cordle e Larry Shell).

Anche la parte strumentale è stellare, portando un ulteriore contributo di freschezza a tutto il lavoro: alla chitarra e banjo troviamo Carl Jackson e poi Ben Isaacs al basso, Aubrey Haynie al fiddle, Ronnie McCoury al mandolino ed il sempre più sorprendente Randy Kohrs al dobro.

Non bisogna dimenticare i parecchi altri ospiti che collaborano alle armonie vocali, incorniciando la sua splendida voce, da Rebecca Lynn Howard agli stessi Carl Jackson e Larry Cordle fino al papà Jimmy Nugent ed al fratello Roy, questi ultimi presenti non solo come doveroso ringraziamento.

Un disco semplice, che combina il country con i suoni bluegrass riuscendo ad emozionare gli appassionati di entrambi i generi, un disco senza troppe complicazioni e fronzoli, ma non per questo leggero, anzi! Un disco maturo nonostante sia un’opera prima.

Ma Alecia Nugent non è spuntata dal nulla: nasce nel 1972 a Hickory Grove nel nord della Louisiana e cresce con la musica nel sangue, in una casa dove si respira solo bluegrass e gospel. Sin da giovanissima è sul palco con il gruppo di suo papà, The Southland Bluegrass Band, divenendone subito la voce solista.

Nonostante quella del padre sia una band locale, distante dalla scena principale del bluegrass, e nonostante le incombenze familiari (ha tre figlie) non le permettano un impegno costante nella musica, viene notata e quindi presentata a Carl Jackson che in seguito si offre di produrle un disco.

A lavoro oramai terminato (siamo all’inizio del 2001) il produttore chiede un parere a Eddie Stubbs, presentatore nella Grand Ole Opry, il quale profondamente colpito, allerta Ken Irwin della Rounder Records che l’anno seguente la mette sotto contratto. Tiene in caldo il disco e fa comparire Alecia Nugent in alcune compilation ed a prestigiosi festival creando curiosità ed attesa e finalmente dopo tre anni, per la nostra gioia, fa uscire questo disco.

Nelle note di copertina lo stesso Eddie Stubbs (che è uno che se ne intende) è convinto che Alecia Nugent sia destinata a vincere l’award come voce femminile nonché come album dell’anno. Non possiamo che essere pienamente d’accordo, mentre continuiamo a farci piacevolmente violentare dalla dolcezza della sua voce.


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A Change Of Scenery
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A Change Of Scenery
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