Fiddle Fever
Artista : Fiddle Fever  
Label: Flying Fish FF 247
Anno: 1981

Stili:
Old Time Music
Folk
Cajun
di Stefano Tavernese

Un disco stupendo per tutti gli appassionati di musica acustica popolare, violinisti e non. Questo febbricitante supergruppo, visto giá in casa nostra un paio d'anni fa con un organico leggermente diverso, si fonda sulla follia combinata di tre fiddler della portata di Jay Ungar, Matt Glaser ed Evan Stover, unita al gusto della base ritmica fornita da Molly Mason al contrabbasso e Russ Barenberg alla chitarra, squisito quanto mai (l'eleganza dei suoi assolo è pari almeno a quella della sua giacca sulla copertina).

I diversi interessi ed esperienze dei singoli elementi si fondono qui in un repertorio che spazia dagli Appalachi al Canada, dal cajun al bluegrass, dalla Scozia al Texas (wester swing) senza perdere minimamente in compattezza.

Ungar e Stover sono gli autori, rispettivamente, di tre ed uno dei pezzi originali del disco mentre Glaser, giá benemerito per la pubblicazione di diversi manuali violinistici, provvede a darci una piccola lezione di jazz.

Suggestiva la coralitá dei pezzi d'insieme dove i tre fiddle uniti, vedi Big John McNeal, Scotland e Kitchen Girl (nel medley daybreak In The Mountains), si amalgamano efficacemente nell'alternanza fra unisono e armonia, ben spalleggiati da chitarra e contrabbasso.

barenberg ci offre pochi ma preziosi squarci della sua bravura in Scotland, Melt Down At Indian Point e nei pezzi di swing.

da notare come sempre Tony Trischka, forse il piú eclettico dei banjoisti sulla scena, che mette a dura prova le sue cinque corde accompagnando Stover in Calling Jesse o nell'assolo di Melt Down At Indian Point.

Quest'ultimo pezzo, di Ungar, è forse il piú progressivo del disco in termini generali ed è comunque da notare per l'impatto sonoro e buon arrangiamento.

Non va comunque dimenticato uno dei pregi principali del gruppo, riflesso nell'incisione, che è la simpatia. Fiddle Fever si dimostra su disco, come in concerto, un gruppo pieno di humour, dove la voglia di divertirsi e di divertire rimane perlomeno alla pari dello sforzo musicale-tecnico dei musicisti.

Un ultimo appunto per la bella copertina: non vi pare sufficiente la faccia di Matt Glaser al centro della foto per acquistare l'album?


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