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Un disco stupendo per tutti gli appassionati di musica acustica
popolare, violinisti e non. Questo febbricitante supergruppo, visto giá in casa
nostra un paio d'anni fa con un organico leggermente diverso, si fonda sulla
follia combinata di tre fiddler della portata di Jay Ungar, Matt Glaser ed Evan
Stover, unita al gusto della base ritmica fornita da Molly Mason al
contrabbasso e Russ Barenberg alla chitarra, squisito quanto mai (l'eleganza
dei suoi assolo è pari almeno a quella della sua giacca sulla copertina).
I diversi interessi ed esperienze dei singoli elementi si fondono
qui in un repertorio che spazia dagli Appalachi al Canada, dal cajun al
bluegrass, dalla Scozia al Texas (wester swing) senza perdere minimamente in
compattezza.
Ungar e Stover sono gli autori, rispettivamente, di tre ed uno dei
pezzi originali del disco mentre Glaser, giá benemerito per la pubblicazione di
diversi manuali violinistici, provvede a darci una piccola lezione di jazz.
Suggestiva la coralitá dei pezzi d'insieme dove i tre fiddle
uniti, vedi Big John McNeal, Scotland e Kitchen Girl (nel medley daybreak
In The Mountains), si amalgamano efficacemente nell'alternanza fra unisono
e armonia, ben spalleggiati da chitarra e contrabbasso.
barenberg ci offre pochi ma preziosi squarci della sua bravura in Scotland,
Melt Down At Indian Point e nei pezzi di swing.
da notare come sempre Tony Trischka, forse il piú eclettico dei
banjoisti sulla scena, che mette a dura prova le sue cinque corde accompagnando
Stover in Calling Jesse o nell'assolo di Melt Down At Indian Point.
Quest'ultimo pezzo, di Ungar, è forse il piú progressivo del disco
in termini generali ed è comunque da notare per l'impatto sonoro e buon
arrangiamento.
Non va comunque dimenticato uno dei pregi principali del gruppo,
riflesso nell'incisione, che è la simpatia. Fiddle Fever si dimostra su
disco, come in concerto, un gruppo pieno di humour, dove la voglia di
divertirsi e di divertire rimane perlomeno alla pari dello sforzo
musicale-tecnico dei musicisti.
Un ultimo appunto per la bella copertina: non vi pare sufficiente
la faccia di Matt Glaser al centro della foto per acquistare l'album?
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