Oh Brother Where Art Thou?
Artista : A.A.V.V.  
Label: Mercury 170069
Anno: 2000

Stili:
Old Time Music
Bluegrass Tradizionale
Country Acustico
di Michele Anselmi
Oh Brother Where Art Thou

Già con Arizona Junior avevano reso omaggio al suono festoso e iterativo del banjo, ma stavolta hanno fatto di più: Fratello, dove sei? (Mercury Records) è un autentico monumento al bluegrass, ovvero il progenitore acustico della country music.


Chissà se passerà per il film dei Coen la rivalutazione politica di una forma musicale ‘all american’ considerata reazionaria o giù di lì da una certa vulgata progressista.

I due estrosi fratelli-cineasti non ci stanno, e lo dicono alla loro maniera: ricreando in studio, sotto la guida del cantautore T. Bone Burnett, una manciata di canzoni che sembrano uscire da una registrazione di fine anni Trenta. Un po’ come succedeva in Honky Tonk Man di Clint Eastwood, brani tradizionali e motivi scritti per l’occasione sono stati incisi con scrupolo quasi filologico, per restituire l’aria del tempo.


Naturalmente, con l’eccezione di Tim Blake Nelson, non sono gli attori a cantare: nel brano che fa da motivo conduttore del film, il trascinante Man Of Constant Sorrow, è il mandolinista Dan Tyminski a fare la parte di Clooney, il quale, pure intonato, non s’era sentito all’altezza del cimento.

Vale anche per John Turturro, che si esibisce con barbona finta alla ZZ Top nello spassoso yodel (post-sincronizzato da Pat Enright) In the Jailhouse Now.


Sono una ventina i brani messi a punto per la colonna sonora, e vi figurano classici come Keep On The Sunny Side (rifatta dalle sorelle White) e gospel bianchi come Down To The River To Pray (eseguito da Alison Krauss, con Maura O’Connell e Tim O’Brien nel coro): suonati da un nutrito gruppo di musicisti nel quale compaiono il chitarrista Norman Blake, il violinista John Hartford, il dobroista Jerry Douglas (pure attore nel concerto finale), il cantante Alan O’Bryant, insieme a tanti altri.


Insomma la cosiddetta crema di Nashville, incluso l’ottuagenario Ralph Stanley, al quale forse non avevano detto che il suo cupo gospel O Death sarebbe finito in bocca al mortifero capo del Ku-Klux-Klan che sta per impiccare l’amico negro dei tre galeotti in fuga.


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