Le prime produzioni sono due ibridi: in
pratica i soliti New Grass Revival con una batteria in sottofondo che serve,
sì, a dare un po' più di ritmo ma che non cambia
molto il progetto originale.
E
veniamo a Friday Night In America, terzo episodio del ciclo Capitol. Anche qui, più che di virata, bisogna riconoscere
che il gruppo sfrutta un po' meglio le tendenze di un mercato che in tutti questi anni ha sempre anticipato. Ora, che tira il country 'nuovo' con riferimenti
'vecchi' qualcuno comincia ad accorgersi di questi quattro ragazzotti che
hanno, giustamente, stabilito Nashville come loro sede.
Allora,
New Grass Revival inizia ad accapparrarsi le copertine di riviste specializzate (e non solo Bluegrass Unlimited), le radio passano un paio di brani, il singolo Friday Night In America
va in classifica. "Good" direbbe chi a loro vuole bene; meglio
tardi che mai, aggiungiamo noi che abbiamo
sempre sostenuto questa band anche nei momenti in cui fare ciò significava andare controcorrente.
Friday
Night In America è un gran bell'album.
Se, come credo, già conoscete i New
Grass rimarrete soddisfatti poiché la formula originale non cambia: grandissime
voci, ritmo pulsante, assoli straordinari, molto country-rock personalizzato. Si è rinunciato alle raffinatezze stilistiche tipo reggae, rhythm'n'blues
acustico ed altre delicatezze per musicofili,
a favore di una produzione più easy,
forse, ma anche più compatta ed unitaria.
Il
lato A del disco è aperto dall'eccellente Friday
Night In America, intensa e brillante come ogni cavallo di battaglia
del gruppo. E' ottima anche Let's Make A
Baby King, leggermente bluesata,
come nei gusti di John Cowan, cantante dalle
formidabili capacità.
Carina anche Lila, brano di
chiusura del lato firmato da Pat Flynn.
Per chi ama il cajun-country, è Callin' Baton Rouge il brano
favorito: vibrante e teso, il fiddle di Sam Bush conduce le danze
verso atmosfere della Louisiana.
Angel Eyes è il
giusto omaggio a John Hiatt, personaggio di
tendenza e compositore recentemente scoperto da
tanti artisti country, e l'm Down il remake di uno dei classici beatlesiani; sulla stessa facciata Big Foot il solito brano strumentale
(avanguardistico) frutto del talento e della creatività
di Bela Fleck.
Con
un po' più di coraggio, valorizzando il beat
della batteria e aggiungendo un po' di sapore con altre percussioni, il gruppo è veramente pronto per navigare
in alta quota.
Per
ora accontentiamoci di assistere al giusto
riscontro di una delle migliori
country band degli
ultimi anni.