Ho
atteso invano che qualcun altro prendesse l’iniziativa di recensire il nuovo
album della Country Gazette. Il disco è uscito da diversi mesi quindi non
essendosi fatto avanti nessuno tocca a me pensarci.
Un
nuovo disco di questo gruppo non può e non deve passare inosservato davanti ai
nostri occhi; la Country Gazette è ancora troppo importante per il pubblico
italiano. Insieme ai Seldom Scene è infatti il gruppo bluegrass che ha
raggiunto maggiore popolarità dalle nostre parti nel periodo d’oro, diciamo dal
1978 al 1985.
La
ragione del suo successo sta nel legame che alcuni componenti della formazione
hanno avuto con la scena country-rock californiana nei primi anni ’70. Inoltre
va sottolineato che lo storico album Don’t Give Up Your Day Job venne
incredibilmente stampato in Italia dalla UA. Infine da ricordare anche la sua
partecipazione a Pickin’ 88 di Torino.
Pur
riconoscendo le qualità dei numerosi musicisti che vi hanno fatto parte, vi
confesso di non essere mai stato affascinato dal sound del gruppo. Poco blues e
ancora meno soul, e io, scusate, non riesco proprio a farne a meno.
Dopo
aver ascoltato un disco della Country Gazette me ne devo sparare almeno due di
Bill Monroe. Quindi vi prego di prendere con le pinze le mie affermazioni nei
confronti di questo suo ultimo lavoro. Keep On Pushing rappresenta una
tappa importante per Mr. Munde, unico superstite di un’avventura che dura da
vent’anni.
Il
tempo non sembra passato per il simpatico e bravo Alan, in tutti i sensi, pare
di ascoltare la solita vecchia Country Gazette, stesso sound, stessa
impostazione delle voci nei cori e il solito repertorio fatto di canzonette.Invece
la banda è completamente nuova: Chris Vandertuin, chitarra; Dawn Watson,
mandolino; Steve Garner, contrabbasso e Alan al banjo.
La
voce lead del chitarrista in alcune occasioni è buona; ma solo in alcune
occasioni. Anche la mandolinista Dawn Watson si propone come lead vocalist, per
fortuna in un solo pezzo, Anywhere The Wind Blows dei Good Ol’ Persons;
non vorrei sembrarvi troppo cattivo, ma diosanto questa versione fa sembrare un
capolavoro l’originale. Dal punto di vista strumentale il disco non è affatto
male, ha un unico difetto: spesso annoia.
Mi
fermo qui, è inutile andare avanti. Se vi sono piaciuti gli ultimi dischi della
band allora può piacervi anche questo, io però non riesco proprio a
consigliarvelo.