Nickel Creek
Artista : Nickel Creek  
Label: Sugar Hill 3909

Stili:
Bluegrass Progressivo
New Acoustic Music
di Maurizio Faulisi
Nickel Creek

Che i primi due dischi del mandolinista Chris Thile avessero palesemente dimostrato che anche gli anni '90 erano riusciti a offrirci l'ennesimo 'bambino prodigio', al pari dei pre­cedenti Marty Stuart, Ricky Skaggs, Alison Krauss e Mark O'Connor, era una cosa che avevo ormai accettato.


Che lo stesso però oggi, contemporaneamente alla lotta ai brufoli e ai mille turbamenti e incertezze causati dall'età adole­scenziale, sia stato in grado di trovare altri elementi della sua stessa generazione con cui formare una band nella quale esprimere ]e sue eccezionali doti naturali, una band con musicisti giovani e di gran talento come lui che aiutassero il pubblico a distogliere lo sguardo attonito da questo 'ragazzino' superdotato, e con essa andare all'esordio con un disco di tale splendore, beh, mi ha anestetizzato gli arti, mi ha stordito lasciandomi imbambolato davanti all'impianto stereo per tutta la durata del disco, tra l'altro consistente.


Il pargolo maledetto deve spiegarci dove è andato a pescare Sara e Sean Watkins (violinista la prima, chi­tarrista il secondo), perché questi due fratelli, manco a dirlo, non sono meno magici di lui.
E anche Scott, il papà
di Chris che, coincidenza, suona con loro il contrab­basso, deve spiegarci un mucchio di cose, a partire da quello che ha messo nelle pappe di suo figlio assieme agli omogeneizzati. Ma. forse, certe cose non c'è modo di spiegarle, o di capirle...


Il disco è prodotto da Alison Krauss, e si sente. Il tutto infatti suona poco 'terreno', rispecchiando quelle scelte stilistiche che hanno reso famosa, nel bene e nel male, l'ancora giovanissima Alison.

La perfezione è qui. Anzi, mi correggo, diciamo che quello che avevano in mente di fare lo hanno fatto avvicinandosi molto al concetto universale di perfezione. Potrete magari non gradire 'quella' voce, o ritenere un po' fredda l'atmosfera generale, ma gli arrangiamenti, le esecuzioni strumentali, le armoniz­zazioni vocali, le melodie non potranno non conquistarvi.


E' un disco che, una volta smaltito lo sbigottimento iniziale, vi crescerà dentro. Una meraviglia.


Appello: prego tutti coloro che al primo ascolto del CD subiranno gli stessi traumi da me patiti di farmelo sapere. Potremmo dividerci la parcella di un analista, oppure organizzare insieme un viaggio di riflessione in India...


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