Primo disco di Barry Mitterhoff, ma non
primissimo lavoro solista, in quanto qualche
anno fa ha autoprodotto un nastro,
purtroppo mai arrivato nella nostra penisola. Devo dire che ero piuttosto curioso di ascoltare l'opera prima di un mandolinista che io reputo uno dei più grandi del momento ma che nei dischi era sempre stato messo un po' in seconda fila da Mr. Anthony Todd Trischka;
insomma un conto è lavorare con grandi e
grandissimi,un altro assumersi responsabilità in prima persona.
Ebbene devo dire che il risultato è stato sorprendente, decisamente superiore alle
aspettative (che non erano di poco conto) e
non è detto che Barry non possa
avere ulteriori margini di miglioramento.
Ma torniamo al disco. Quello che colpisce
è la sua eterogeneità che, lungi dal rappresentare un disco frammentario,
significa un punto di forza, un'antologia
di abilità e di gusti del mandolinista
del New Jersey.
Così si passa da brani
tipicamente new acoustic firmati dallo stesso Mitterhoff come, ad
esempio, Silk City (dedicato a Paterson, la sua città nel New Jersey,
denominata, appunto, Silk City), a citazioni bluegrass come Tall Timber
di Bill Monroe (trovo di eccellente gusto l'omaggio al 'father'), a pezzi non
facilmente definibili come Dvorak (un
autore vissuto nella seconda metà del
secolo scorso), a Intermezzo For
Trio di Zoltan Kodalay (con
palesi influenze mittleuropee), a polkas elvetiche e scandinave.
Certo
si tratta di una scelta che, se valutata distrattamente, può sconcertare, ma
che dimostra la volontà del mandolinista di
andare oltre il discorso new acoustic e di produrre musica, non solo una musica.
Naturalmente
eccellente è la scelta dei collaboratori (e
non poteva essere altrimenti con il
buon gusto e l'intelligenza di Mitterhoff): da quel genio folle che si chiama Larry Cohen (che è anche co-produttore e co-arrangiatore) a Danny Weiss (altro Skyline), a Trishka, a Matt
Glaser, a Stuart Duncan, a..., a..., ma una
recensione non può essere un elenco di nomi.