Laid Back
Artista : Masters  
Label: Pinecastle PRC 1065
Anno: 1997

Stile:
Bluegrass Tradizionale
di Aldo Marchioni
Questo CD fa seguito a quello intitolato The Masters, uscito nel 1989 come CMH 6266, che ebbe un'importanza se non altro storica, in quanto fu uno dei primi, se non il primo, al­bum bluegrass stampato anche in formato CD (ne scrisse Hub Nichtie su Banjo Newsletter, par­landone pressappoco come di un gadget per tecnofili).

I 'maestri' erano, e sono, Eddie Adcock (banjo e chitarra), Kenny Baker (fiddle), Josh Graves (possiamo scrivere Dobro™, visto che zio Josh suona normalmente uno strumen­to di tale marca) e Jesse McReynolds (mandolino).

Nessuno dei quattro ha bisogno di particolari presentazioni: ciascuno di essi ha avuto un ruolo importante (per Josh Graves direi esistenziale) nel definire il ruolo del proprio strumento.

La sezione ritmica è completata da Martha Adcock (chitarra), come sempre inseparabile da Eddie (probabilmente è Eddie che, visti gli omacci che ci sono in giro, non lascia mai sola una moglie come la sua), e Missy Raines (bass player dell'anno per il 1998), anche lei di lunga militanza Adcockiana.

Dovrebbe essere un disco a otto mani, ma la parte del leone se la piglia Eddie Adcock (anche se il famoso 'Adcock Sound' qui non si sente in modo particolare, e so che, per alcuni, questo non è detto che sia un difetto), insieme a Jesse McReynolds.

Josh Graves e Kenny Baker sono lasciati più in disparte, e non suonano nemmeno su tutti i pezzi.

Rispetto all'89 si nota un notevole miglioramento nella qualità del suono: l'acquisita esperienza nelle tecniche dì registrazione digitale ha sicuramente aiutato molto. È anche molto diversa la scelta del repertorio: se nel primo al­bum i pezzi erano tutti composti da uno o più dei quattro, oggi i maestri si affidano a repertori ben collaudati: Bill Monroe, Flatt & Scruggs, naturalmente i Virginia Boys, e sentiamo diversi vecchi standard, come Wayfaring Stranger e Battle Hymn Of The Republic (quella che si canta in tutti gli oratori d'Italia come 'John Brown riposa nella tomba là nel pian ...').

Una tale scelta sembra saggia, anche e soprattutto perché nessuno dei quattro mi risulta essere particolar­mente rinomato come compositore; mentre tutti e quattro sono unanime­mente considerati grandis­simi interpreti. Maestri, appunto.

Il risultato è che questo CD, a differenza del precedente, rimasto a prendere polvere per dieci anni nel mio CD rack, si fa ascoltare con piacere e senza annoiare: lo dico io, che non amo in modo particolare gli album interamente strumentali.

A parte la forse superflua Wayfaring Stranger (di cui Tony Rice ci ha dato la versione definitiva), ed una Roanoke poco convincente e poco convinta (non vorrei sembrare blasfemo, ma, in questo pezzo, Jesse McReynolds mi pare quasi impacciato), il resto scorre bene, anche se è stato necessario un secondo ascolto. Che però ha invogliato il terzo.

È vero che alcuni dei pezzi (ma non tutti) sono stati incisi già mille volte. È vero che, di questi, Jerusalem Ridge, e Foggy Mountain Rock, ed Evelina, as­somigliano parecchio alle versioni originali: ma, in fondo, chi c'era, a suonare quelle versioni originali, e ad inventarne gli arran­giamenti, insieme a Bill Monroe e Flatt & Scruggs?

Aggiungiamo che, questa, è una grande occasione per ascoltare il mandolino di Jesse McReynolds senza l'accompagnamento delle voci di Jim & Jesse (se c'è qualche ammiratore sfega­tato dei coretti dei Virginia Boys, là fuori, sorry: io, non lo sono).

Intendiamoci: non c'è niente di trascendente, e niente di travolgente, lo dice già il titolo: rilassato. Il che è vero anche sui pezzi più veloci. Però l'ascolto è piacevole. Ma attenzione: non fer­matevi al primo ascolto.


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