Looking For Yourself
Artista : Lonesome River Band  
Label: Rebel CD-1680

Stile:
Bluegrass Moderno
di Silvio Ferretti
LONESOME RIVER BAND

Maledetti! In epoca di cd questi disgraziati ti vendono 10 pezzi, per soli 27 minuti di musica! Li possino!…E non è che si incazzino solo i genovesi come me, credo: sono convinto che un gruppo come la Lonesome River Band abbia in repertorio qualche pezzo in più da includere in un disco, almeno a giudicare dal numero di dischi già pubblicati.


Vabbè…No, niente vabbè, c’è un altro motivo per me di peggioramento dell’umore: la copertina a dir poco spartana! Non è nominato un autore nemmeno per sbaglio, le parti vocali sono lasciate imprecisate, non c’è una riga di presentazione, e la grafica è quanto di più semplice si potrebbe trovare. Sembra quasi un cd italiano di bluegrass…D’altra parte, però, Looking For Yourself è uscito due anni fa, quindi sono in torto anche io, e facciamola finita così.


Seriamente: la Lonesome River Band non mi aveva esaltato alla prima prova, tipo ‘buoni-ma-come-loro-ce-ne-sono-tanti’; in questo album, con una formazione in parte diversa, il mio giudizio deve essere radicalmente cambiato: migliorato il suono di insieme, grazie soprattutto al banjo di Dale Perry (che forse molti di voi ricorderanno come bassista e ottimo cantante basso nei Bluegrass Cardinals, a Brescia, nell’ormai lontano 1985) e a voci più valide, mature e personali (anche se i cantanti sono sempre Jerry McMillian e Tim Austin).


Aiuta anche la maggiore varietà dei pezzi, e una decisamente maggiore abilità nei gospel, che qui sfavillano (e Dale Perry conta non poco). Nonostante la già biasimata assenza di credits devo pensare che tutte le canzoni siano originali contemporanei, salvo forse i due gospel, e salvo Rocky Road Blues di Bill Monroe, che a quanto pare sta diventando un cavallo di battaglia per molti gruppi di  oggi.


Perplessità: perché ben quattro pezzi in ‘Si’ di fila, e perché l’unico strumentale alla fine dell’album? Sarò malato, ma mi sembra che tutto ciò non aiuti la varietà. Ma questi dettagli, in fondo, non alterano troppo il giudizio finale, che sostanzialmente è positivo. E d’altra parte una recensione scritta a due anni dall’uscita di un disco non sarebbe carino che fosse negativa, no? Scherzo…


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