Salute The Majesty Of Bob Wills
Artista : Pine Valley Cosmonauts  
Label: Bloodshot BS 029
Anno: 1998

Stili:
Alternative Country
Western Swing
di Dino Della Casa
vada attribuito al fatto che tale originalità non fu frutto di una semplice scelta stilistica o di repertorio - in questo caso

Citando un verso della famosissima omonima canzone scritta da Waylon Jennings: "...Bob Wills is still the king..." e non ci sono possibilità di sbagliare. Dal lontano giorno della fine anni '30 in cui il padre del Western Swing partorì San Antonio Rose e rese popolare quella esplosiva miscela di Jazz e Country & Western, molti sono stati i tributi che i suoi seguaci gli hanno dedicato (uno su tutti: quello degli Asleep At The Wheel), ma questo ha un valore particolare, poiché viene da musicisti (per lo più) poco noti e la parola 'famosi' sarebbe probabilmente eccessiva.


Ciò non di meno questo progetto vede partecipare personaggi a noi cari quali Jimmie Dale Gilmore, senza dubbio il più conosciuto, (grande interpretazione 'strascicata' della celeberrima Trouble In Mind) e Robbie Fulks con tre dischi solisti al suo attivo (prevedibilmente e decisamente dissacrante la sua rendition del classico Across The Valley From The Alamo di Joe Green).

Riportate a lucido per l'occasione anche Home In San Antone (grazie a Chris Mills, alla sua notevole per­formance vocale ed agli arrangiamenti fiatistici decisamente 'alternativi' - non dimentichiamo che la Bloodshot Records è l'etichetta-patria dell'alternative country), la poco conosciuta Sweet Kind Of Love (con Jon Langford, leader dei Cosmonauts, alla voce solista) e Time Changes Everything (che fu dell'in­dimenticato Tommy Dunca, il migliore cantante che i Texas Playboys abbiano mai avuto) con la voce grintosa di Jane Baxter Miller (?) affiancata da una batteria - Steve Goulding - ed una steel guitar - Mark Durante - davvero grandi.


Stesso discorso per Hang Your Head In Shame, dove la voce 'datata' di Bob Boyd è perfetta e la steel guitar riprende i tipici licks delle performances di Hank Th­ompson.

Steel Guitar Rag è un passaggio obbligato per chiunque si cimenti con questo strumento e Mark Durante dimostra di poter insegnare un paio di cosette a tanti suoi colleghi, mentre Steve Goulding pesta di brutto sui suoi tamburi.

Non andrò a disquisire su tutti i diciannove (sì, 19!) brani compresi nel CD. Vale la pena di centellinarli come un whiskey sapientemente invecchiato.


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