Li avevamo apprezzati (e
molto) per la prima volta nel 1993 in qualità di partecipanti al progetto
intitolato Pastures Of Plenty: An Austin Celebration Of Woody Guthrie,
uscito per l'ormai defunta, ma gloriosa indie texana Dejadisc. In quella
occasione i Red Dirt Rangers stravolgevano il classico Rangers' Command
e ne davano un'interpretazione elettroacustica ed estremamente grintosa. Nel
frattempo il movimento country-roots-rock della zona di Stillwater, Oklahoma è
cresciuto ed ha acquisito una sua precisa connotazione artistica, fino ad
assumere il nome di Red Dirt Music (Stillwater è una città attorno alla quale
esistono zone in cui la terra assume una colorazione rossastra per la presenza
di argilla, da qui il nome Red Dirt).
Di questo filone fanno
parte, fra gli altri, i vari Jimmy LaFave, Great Divide, Bob Childres, Tom
Skinner ed i nostri alfieri scatenati che, tanto per scomodare qualche nome
altisonante del passato remoto del country-rock (anni '70), riportano alla
mente i gloriosi Ozark Mountain Daredevils (chi se li ricorda?), per quell'approccio
fermamente rurale e - per certi versi - anche ruvido, ma sincero e diretto come
una stretta di mano fra uomini d'onore.
E' stato lo stesso David
Sanger, presidente della Lazy Son Of A Bitch Records (non male come nome per
un'etichetta) e batterista degli Asleep At The Wheel a segnalare la nostra
rivista a John Cooper (mandolino, voce e percussioni) ed è così che ci
ritroviamo per le mani un dischetto veramente degno di nota: Oklahoma
Territory.
Gli altri cinque
componenti del gruppo rispondono ai nomi di Benny Craig (fiddle, pedal steel ed
armonica), Kenny Earley (batteria, percussioni e voce), Bradley Piccolo
(chitarra e voce), Ben Han (chitarra solista e voce) e Bob Wiles (basso e
voce). Con la sola eccezione dell'iniziale rilettura del traditional Deep
Ellem Blues, tutti i brani sono firmati/co-firmati dai componenti della
band.
Preziosi contributi
compositivi dei guru del Red Dirt Movement li troviamo in Blue Diamond
(Bradley Piccolo e Bob Childers), Dolores (John Cooper, Bradley Piccolo,
Bob Childers e D. Clark), piacevole divagazione tex-mex che sarebbe certo
piaciuta a Doug Sahm e nel ghost track finale Used To Be (Bob Wiles e
Tom Skinner). Per la prima possiamo parlare di una languida ballata acustica
contrappuntata da una timida steel, con la voce che dolcemente recita il testo,
quasi in sordina, riportando alla mente certe atmosfere care ai primordi del
country-rock (leggi Gram Parsons).
Used To Be è invece tratta dalla compilation
Songs Of Rt. 66 edito dalla Lazy S.O.B. Records ed è una spigliata
scorribanda elettroacustica, con l'organo di Lisa Mednick e le voci dei quattro
coristi che si fondono in preziosi impasti vocali. Follow Me Down è già
un grande brano, corposo e denso di contenuti, ancora prima che la voce di John
Cooper entri e ci rapisca; Train Ride's Alright, a firma Bob Wiles e fra
le cose migliori del CD, si apre con la scatenata armonica di Benny Craig che
ci riporta, non senza una punta di nostalgia, alla Chicken Train
compresa nell'album di esordio dei Demoni dei Monti Ozark.
Le citazioni non
finiscono qui ed è la chitarra solista (e fortemente orientata al country anni
'50) di Ben Han a rifare il verso al famoso boom-chicka-boom sound di Johnny
Cash (sì, ultimamente è molto presente a livello di ispirazione).
Dog On A Chain è un sano rock, tutto chitarre,
armonica e voci.
Idabel Blues ha una andamento vagamente angoscioso,
sarà forse per il lamentoso fiddle che lavora di fino in sottofondo, per
tornare prepotentemente alla ribalta, fino a voler gareggiare in
un'imprevedibile contesa con un eventuale Charlie Daniels.
Black Gold, a firma del solo John Cooper, è
fortemente abbarbicata, quasi avvinghiata, alle sonorità acustiche care alla
tradizione popolare americana, con quel fiddle indiavolato che lavora
l'ascoltatore ai fianchi senza fermarsi. Altra grande song.
Fresh Cut Hay vanta lo script di tanti brani a
firma Hank Williams ed il riferimento all'uso tipico della steel ed allo yodel
finale ne sono evidente conferma.
Una menzione speciale
merita New Orleans, fortemente influenzata dal suono cajun del fiddle di
Benny Craig e dallo shaker egg di Lloyd Maines, che produce anche il CD.
E' bello sapere che fino
a quando esisteranno gruppi come i Red Dirt Rangers la nostra musica non corre
pericolo di estinzione: davvero bravi e meritevoli di essere scoperti ed
apprezzati.