Honky Tonk
L’honky tonk era un locale dove venivano servite bevande alcoliche. Si chiamavano anche semplicemente bar, tavern, oppure juke joint o beer joint... L’utilizzo del termine ‘honky tonk’ risale al 1891, l’anno di pubblicazione di un articolo sulle pagine di un quotidiano texano, ma nel mondo del country entrò solo a partire dalla metà degli anni ’30. Uomini provenienti da zone rurali in cerca di lavoro nei giacimenti petroliferi popolavano questi locali, particolarmente il venerdì sera, dopo aver incassato la paga settimanale. Una brutta vitaccia, da sfruttati. Il fine settimana era una necessaria valvola di sfogo, un momento per incontrarsi e parlare, per ascoltare musica e per alzare il gomito, in uno di quei bar cittadini con prezzi economici frequentati da gente della propria classe sociale. Fumo, alcool e volumi alti.

I gruppi che suonavano in questi posti ad un certo punto, quando fu possibile, dovettero cominciare ad amplificare i propri strumenti. Sempre per questo motivo, lo stile vocale che si sviluppò all’interno dei nebbiosi locali degli honky tonk, doveva necessariamente tenere conto dell’esigenza di farsi sentire, quindi note lunghe ad alto volume e lonesome feeling come nel canto bluegrass. Più tardi il microfono aiutò i cantanti e questi poterono quindi giocare anche con le note basse, sopra un ritmo che si era standardizzato intorno a precisi schemi: un basso elettrico pulsante, una chitarra ritmica in levare, steel, fiddle e chitarra elettrica che si prendevano i loro spazi per dei brevi assolo.

Quando il grande del western swing Milton Brown nel ’36 morì in un incidente stradale, le fila della band vennero prese in mano da Cliff Bruner, il quale diede maggiore enfasi alla presenza nella band di una steel guitar amplificata (lo steeler era il bravo Bob Dunn, il primo ad amplificare questo strumento), e al nuovo pianista Moon Mullican, particolarmente influenzato dai neri che suonavano boogie. Tra i primi di quelli che si fecero le ossa negli honky tonk ad avere successo prima locale, poi nazionale, fu Ernest Tubb, per il quale, data la fama conquistata in una lunghissima e fortunata carriera, non vi è necessità di scrivere altro. Dopo di lui vennero, più o meno in ordine cronologico, Floyd Tillman, Hank Williams, Lefty Frizzell, Kitty Wells, Ray Price, quindi George Jones, Hank Locklin, Carl Smith...
Erano gli anni ’50, primi ’60, il periodo d’Oro dell’honky tonk, una musica il cui particolare ritmo e sound non sono mai stati abbandonati dagli artisti country e rock’n’roll - Elvis Presley incise parecchi brani honky tonk, così come Jerry Lee Lewis e Carl Perkins… - tant’è che ancora oggi i cantanti più legati al suono tradizionale – Dwight Yoakam, Randy Travis, George Strait, Marty Stuart, Dale Watson… – continuano ad inciderlo e, anche grazie ad esso, riscuotere il successo che meritano.
QUALCHE DISCO...
Meet Red Meat
Red Meat
The Truckin' Sessions
Dale Watson
Loco Gringo's Lament
Ray Wylie Hubbard
Blessed Or Damned
Dale Watson
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George Jones
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